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Offshore Ibleo, l'attacco di istituzioni ed ambientalisti

13/01/2015 | Realtà locali
Secondo i ricorrenti la valutazione del rischio è incompleta ed inaccettabile

Comuni ed ambientalisti all'attacco. Anci Sicilia, Comune di Licata, Comune di Palma di Montechiaro, Comune di Ragusa, Greenpeace, Lipu, Touring Club Italiano e Wwf hanno presentato al Tar del Lazio un ricorso aggiuntivo contro il progetto “Offshore Ibleo” di Eni e Edison, chiedendo una immediata sospensiva dell’autorizzazione emanata dal Ministero dello Sviluppo Economico e, quindi, il rigetto di un progetto che si basa su una procedura di valutazione del rischio che, ad avviso dei ricorrenti, è pericolosa e inaccettabile.

La concessione G. C1-.AG, progetto “Offshore Ibleo” di Eni e Edison, prevede l'introduzione di otto pozzi, di cui due “esplorativi”, una piattaforma e vari gasdotti al largo della costa delle province di Caltanissetta, Agrigento e Ragusa. Numerose associazioni e comuni, e la stessa Anci Sicilia, hanno già presentato un ricorso contro il parere positivo dato dal Ministero dell’Ambiente sulla Valutazione dell’Impatto Ambientale, ma il Ministero dello Sviluppo Economico ha comunque concesso l’autorizzazione conclusiva al progetto, che oggi amministratori locali e associazioni impugnano dinanzi al Tar di Via Flaminia.

Il contesto è particolarmente effervescente: sei regioni (Abruzzo, Campania, Lombardia, Marche, Puglia e Veneto) hanno dichiarato di presentare ricorso contro l’articolo 38 del decreto Sblocca Italia, convertito nella Legge 164/2014«La rivolta dei territori e delle categorie economiche, come pesca e turismo, minacciate dalle trivelle è un segnale che il nostro governo non può ignorare: altro che “comitatini”, nei territori si sta consolidando una diversa prospettiva di crescita e sviluppo», dichiarano le associazioni ambientaliste. 

I proponenti il ricorso ritengono che non si debbano mettere a rischio hot spot di diversità biologica come il Mediterraneo in generale, e il Canale di Sicilia in particolare. Infine, i proponenti rilevano come la Sicilia, l’Italia e il Mediterraneo nel suo complesso siano in prima linea tra le aree maggiormente interessate dalle conseguenze dei cambiamenti climatici.

 

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