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Nuoro: rinasce il Museo del Costume

22/12/2015 | Realtà locali
Oggi il museo ristrutturato è aperto con la storia dei principali avvenimenti

E’ stato inaugurato nei giorni scorsi a Nuoro, in via Antonio Mereu 56, il Museo del Costume, ampliato e completamente ristrutturato. Undici sale tematiche nel corpo principale che offrono un’articolata rappresentazione della vita tradizionale sarda, proposta attraverso suggestive ambientazioni e oltre quattromila oggetti esposti. L’offerta è arricchita da uno spazio-accoglienza dedicato al pubblico, un bookshop e aree per manifestazioni e mostre temporanee, con numerose nuove sale che nascono nei vecchi e gloriosi locali.

Al centro del Museo c’è il lavoro, in particolare quello pastorale e contadino, affiancato ai riti, all’alimentazione, alle feste, alle abitudini nell’abitare e nel vestire. Non mancano filmati indicativi della vita isolana. Un’esperienza culturale e di memoria indispensabile per non perdere il contatto con le proprie radici.

Tra le novità, una sala dedicata alle raccolte di ceramiche della Regione Sardegna e una con 65 splendide immagini di Wolfgang Suschitzky, il fotografo viennese che nel 1948 e nel 1950 documentò le fasi della campagna antimalarica.

Il Museo del Costume è il più importante museo etnografico della Sardegna. Aperto permanentemente dal 1976 con il nome di “Museo della vita e delle tradizioni popolari sarde”, è un caso singolare nel panorama europeo dei musei etnografici per la qualità delle collezioni e il numero dei visitatori. Il complesso di edifici che lo ospita, costruiti tra il 1957 e il 1960 sul colle di Sant’Onofrio su disegno dell'architetto Antonio Simon Mossa, appare come un villaggio sardo immaginario. Dal 1972 il museo è stato acquisito al patrimonio dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico e aperto al pubblico nell'agosto del 1976.

Oggi il museo ristrutturato, nel dettaglio, è aperto con la storia dei principali avvenimenti che hanno caratterizzato la Sardegna dalla preistoria al 1950, comparata con gli avvenimenti di interesse mondiale. Non mancano filmati dedicati alle diverse forme del paesaggio rurale, costiero e montano dell’isola. Nelle sale successive c’è l’introduzione all’etnografia con la rappresentazione, anche attraverso manichini, delle principali attività produttive, compresa l’esposizione degli strumenti di lavoro. Quindi i pani, la tessitura, i costumi raccolti in una grande vetrina, esposti su manichini maschili e femminili disposti in corteo (54 abiti); poi la ricostruzione di una “cumbessia”, la vetrina dedicata alla Grande Festa Campestre in omaggio all’opera del grande pittore Giuseppe Biasi e infine i gioielli e gli amuleti (450 oggetti) presentati in uno spazio che richiama la cappella di un santuario, sorta di simbolico ritorno al luogo di origine.