Beta version

Neonicotinoidi vietati e nuove strategie di difesa in frutticoltura

20/11/2018 | Agricoltura
Alla Cantina sociale di Trento il convegno della Fondazione Mach

Come cambiano le strategie di difesa contro i parassiti del melo dopo il divieto di utilizzo in pieno campo dei neonicotinoidi attivo dalla fine di quest’anno? Esperti provenienti da tutto il Nord Italia ne hanno discusso oggi nel convegno organizzato dalla Fondazione Edmund Mach e ospitato alla Cantina sociale di Trento. Tra i focus della giornata la sperimentazione nella ricerca di soluzioni alternative, sia chimiche sia agronomiche, guardando anche alle aziende biologiche.

“Il convegno organizzato da FEM – ha spiegato in apertura il direttore generale Sergio Menapace – si concentra sulle strategie di difesa delle colture nell’ottica dell’applicazione del PAN (Piano di azione nazionale) e del SQNPI (Sistema qualità nazionale di produzione integrata). I neonicotinoidi hanno rappresentato un gruppo di sostanze ad azione insetticida di rilevante importanza fitoiatrica; per questo è importante confrontarsi sulle strategie passate e future, analizzando eventuali criticità degli anni scorsi e anticipando quelle che potenzialmente potrebbero emergere con il termine d’uso dei neonicotinoidi”.

Ad aprile i Paesi membri dell'Unione Europea hanno approvano la proposta della Commissione europea che vieta l'utilizzo in pieno campo di tre agrofarmaci appartenenti alla famiglia dei neonicotinoidi. Il provvedimento interessa i principi attivi imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam, utilizzati per la gestione aficida del melo e già sottoposti a restrizioni di impiego (solo trattamenti in post-fioritura) dal 2013.Attualmente i programmi di difesa integrata prevedono una gestione combinata dell’afide grigio e dell’afide lanigero attraverso interventi sia in fase pre-fiorale che post-fiorale. L’intervento in pre-fioritura è mirato principalmente verso le fondatrici dell’afide grigio, mentre il periodo post-fiorale contempla anche la gestione dell’afide lanigero.

Le limitazioni nel portafoglio degli agrofarmaci, ma anche la comparsa di nuove molecole aficide e la recrudescenza dell’afide lanigero, sono quindi le principali motivazioni che hanno indotto FEM (Centro di Saggio) ad organizzare il convegno che ha coinvolto i tecnici delle regioni frutticole Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino e Alto Adige.

“A fianco degli innegabili pregi fitoiatrici, efficacia, sistemia e persistenza – ha sottolineato Gastone Dallago, ricercatore della Fondazione Mach - i neonicotinoidi sono stati indicati come responsabili di effetti negativi sulle colonie di api e altri impollinatori selvatici. Qualche anno fa sono arrivate le prime limitazioni all’impiego (esclusivamente in post fioritura delle arboree e non come concianti) e dalla fine di quest’anno, imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam potranno essere impiegati ‘solo in serre permanenti o per la concia di sementi destinate a essere utilizzate soltanto in serre permanenti; la coltura così ottenuta deve rimanere all'interno di una serra permanente durante il suo ciclo di vita completo’”. Dopo la mattinata dedicata agli interventi degli esperti, con particolare attenzione agli esempi di aziende biologiche nelle quali le molecole utilizzabili sono ridotte, e alla tavola rotonda con i tecnici regionali, nel pomeriggio le ditte produttrici di fitofarmaci sia per il settore biologico sia integrato hanno presentato le loro proposte per la gestione degli afidi.