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Nella vecchia fattoria…

28/01/2008 | Agricoltura
Dall’uva al vino, dalle olive all’olio, dal latte al formaggio, dal chicco di grano al pane.

Sono alcuni dei semplici ma affascinanti percorsi naturali che gli studenti di tutta Italia possono seguire grazie ad una “fattoria didattica”, vera e propria azienda agricola o agrituristica che si apre alle scolaresche, promuovendo attività legate al mondo contadino. Nessuna finzione, quindi. Un vero agricoltore, con la sua esperienza, guida i giovani e soddisfa le loro curiosità. Così, ad esempio, gli studenti di città possono scoprire da vicino le abitudini degli animali della fattoria, la società delle api, le piantine dell’orto, le tecniche dell’agricoltura biologica, la varietà dei macchinari agricoli, il rapporto tra cicli stagionali e clima, le proprietà delle piante medicinali, i segreti del bosco. Ma anche aspetti più originali della campagna quali la percezione di odori e suoni, la differenza tra un insetto utile e uno dannoso, le peculiarità della cucina contadina, la creazione del compostaggio, le energie alternative.

Non mancano poi fattorie che offrono attività davvero particolari: la raccolta di uova differenti tra loro (quaglia, gallina, struzzo), la ricerca di piante e semi in via d’estinzione, l’uso del legno per realizzare casette per uccelli, staccionate, torchi e spaventapasseri, l’orientamento con bussola e carte topografiche, l’osservazione dei prodotti vulcanici come basalto, peperino e tufo, fiabe e filastrocche della civiltà contadina e, dulcis in fundo, il classico giro sul somaro.L’azienda agricola, grazie alle visite guidate, può compiere azioni virtuose. Favorire il recupero del valore culturale e ambientale del territorio, offrendo un’occasione di collegamento tra città e campagna. Sensibilizzare al rispetto dell’ambiente, assicurando l’imparare-facendo, educando al consumo consapevole, rapportandosi con piccoli e grandi consumatori. E, non ultimo, garantirsi un reddito aggiuntivo: i costi a studente per mezza giornata vanno dai cinque ai dieci euro, merenda compresa, mentre raddoppiano per la giornata intera con pranzo.Laboratori, giochi, esperienze pratiche, in una logica di multifunzionalità, costituiscono poi il cocktail vincente di questo fenomeno che, sviluppatosi nel Nord Europa attraverso le city farms (ma con caratteristiche diverse), si sta ora imponendo nel nostro Paese. Il via è stato garantito da una norma, l’articolo 21 della legge 59 del 15 marzo 1997, che consente alla scuola dell’autonomia di interagire con settori produttivi.

Tra le regioni italiane più attive c’è l’Emilia-Romagna, che da almeno un decennio sostiene l’apertura all’esterno delle aziende agricole.“Dal 1996 promuoviamo il fenomeno delle fattorie didattiche, collegandolo soprattutto alle politiche di orientamento ai consumi e di educazione alimentare - ricorda Rossana Mari della Regione Emilia-Romagna. L’iniziativa cresce costantemente: lo scorso anno le fattorie accreditate hanno oltrepassato le trecento unità, inserite nel progetto regionale “Fattorie aperte e fattorie didattiche”, rinnovato con delibera n. 580 del 30 luglio 2004. Il programma è attuato dalle singole province. Prevede corsi di 30 ore per gli insegnanti, di 120 ore per gli agricoltori. Rigidi i controlli nelle aziende, ad esempio sul fronte della sicurezza, dell’igiene o dei programmi didattici. Sofia Cei fornisce i dati della Provincia di Bologna, realtà di eccellenza. “Nell’ultima stagione hanno operato 64 aziende che hanno accolto 852 classi e oltre 19mila persone”.

Giancarla Bellei è responsabile fattorie didattiche per la Provincia di Modena. “Lo scorso anno nella nostra provincia hanno operato oltre cinquanta aziende didattiche, le più a produzione bio, tra cui due istituti agrari e un parco faunistico - spiega la Bellei. “Hanno accolto 985 classi, pari a 21.500 ragazzi. Il sostegno della Provincia alle scuole avviene attraverso contributi ai progetti di educazione alimentare e mediante i corsi previsti dalla normativa regionale. Al di là dei numeri grezzi ma testimoni di un intervento vincente, è considerevole lo sforzo educativo sul fronte dell’alimentazione, teso a oltrepassare i concetti sanitari di igienicità o quello produttivo di economicità rispetto a quello centrale di cultura della nutrizione”.Particolare attenzione viene riposta agli aspetti di sostenibilità ambientale.La fattoria Rivalta di Forlì (tel. 0543-756251, e-mail: rivalta-fattoria@virgilio.it ) è condotta dalla famiglia Rivalta da nove generazioni, con i giovani Marco e Matteo valide “spalle” di babbo Luciano.

L’azienda, dodici ettari ad indirizzo ortofrutticolo, è rappresentativa di un’agricoltura che evolve: coltivazione integrata, produzione biologica dal 1988, attività didattica dal 1996, punto per la vendita diretta, agriturismo, laboratorio per la trasformazione dei prodotti, collegamento con gruppi d’acquisto solidali e ristoranti biologici, e, ultimo nato, l’impianto fotovoltaico, oggetto di attività didattiche, che produce 80mila kilowatt l’anno, in grado di fornire energia a 35 famiglie per un anno. Sempre in zona, le Fattorie Faggioli di Civitella (tel. 0543-989101, e-mail: ff@fattoriefaggioli.it), venti ettari con metodo biologico dal 1991, hanno realizzato un parco didattico sull’uso delle fonti rinnovabili, esempio di attività produttiva ecocompatibile: acqua, aria, fuoco e terra permettono di sfruttare le energie rinnovabili consentendo la “circolarità” dei processi. La depurazione delle acque di scarico avviene con la fitodepurazione. La forza dell’aria è misurata da una centralina collegata a aerogeneratori, strutture in grado di correlare l’energia prodotta ai parametri di potenzialità energetica del sito. Il calore del sole viene sfruttato attraverso l’impianto fotovoltaico. Infine la terra, utilizzata con tecniche che rispettano i cicli naturali, senza uso di ogm.In provincia di Ravenna, la Tenuta Augusta di Mandriole (tel. 0544-449015) offre la visita al parco delle energie alternative con impianto fotovoltaico presso casa Chiavichino di proprietà del Comune di Ravenna, e ad un’areopompa che regimenta le acque per i ripristini ambientali di zone umide.Anche la Toscana brilla per esempi di sostenibilità ambientale aperti alla curiosità della scolaresche.La fattoria biologica “Il Duchesco” di Alberese (Grosseto) è la prima struttura ricettiva in Italia ad aver ottenuto “Ecolabel”, marchio comunitario di eccellenza ecologica. Merito anche dell’autonomia energetica dell’azienda: un pannello solare riscalda l’acqua, un impianto fotovoltaico accende le luci, due impianti di minieolico garantiscono il resto. La fattoria offre didattica con un percorso dotato di cartellonistica bilingue che illustra la filosofia aziendale.La Tenuta di Spannocchia di Chiusdino, in provincia di Siena (tel. 0577-75211, e-mail: castello@spannocchia.org), è un’azienda biologica certificata Icea dal 1994. Si estende per 430 ettari con produzioni di vino, olio, miele e ortaggi. Si allevano maiali, pecore, mucche, cavalli ed asini di razze toscane in estinzione e si coltivano i foraggi necessari.

Tra i quattro percorsi didattici per le scuole, come spiega Susanna Sarno, quello ecologico è incentrato sulla visita all’impianto di fitodepurazione, sull’uso della legna nel riscaldamento centralizzato, sull’attenzione al riciclaggio attraverso la visita all’area compost dove è possibile osservare le fasi di biodegradazione. I laboratori di riutilizzo della carta permettono la creazione di quadernoni personalizzati. Sempre in provincia di Siena, il podere “Il Tischio” di Sinalunga (e-mail: emma@boncompagni.co.it), specializzato nelle produzioni di vino, olio e zafferano biologico, ha introdotto l’uso delle fonti rinnovabili, in particolare energia solare, valorizzando anche le fonti idriche proprie e meteoriche.In Liguria la parte del leone la fa Varese Ligure, prima località in Europa ad ottenere la certificazione Iso 14001 e la registrazione Emas, testimoni di efficienza ambientale. Qui, nella valle del biologico, si seguono le filiere del formaggio e del miele. I giovani visitano con interesse l’impianto per l’energia eolica. In Piemonte originale l’impegno della cooperativa Valli Unite di Costa Vescovato, in provincia di Alessandria (tel. 0131-838100), nata nel 1977 dall’unione di tre aziende e che oggi dà lavoro a venti persone. Grazie alla collaborazione con Assocanapa, si coltiva la canapa sativa per le sue proprietà concimanti, azotofissative e fitodepurative, in particolare da metalli pesanti, allo scopo di migliorare terreni e prodotti. La Regione Lombardia da diversi anni pubblica la “Guida alle fattorie didattiche”, con le schede di 128 aziende, agricole ed agrituristiche, impegnate a rispettare i requisiti della “Carta della qualità”, garantendo ricezione e didattica per gruppi interessati ad apprendere la vita della fattoria. L’associazione Agriturismo Trentino gestisce la rete delle fattorie didattiche “La scuola in Agritur - per fare pace con la terra”, in accordo con l’assessorato all’Agricoltura della Provincia di Trento. Da registrare l’impegno dei sindacati agricoli. “Scuola in fattoria” (www.scuolainfattoria.it) è l’iniziativa promossa dalla Cia, Confederazione italiana agricoltori, sostenuta da un protocollo d’intesa con il ministero della Pubblica istruzione. “Sono circa duecento le aziende aderenti - conferma Carmen Colaierà, che segue il progetto. Impegno su tale fronte anche da parte delle associazioni agrituristiche, da Agriturist a Terranostra a Turismo verde. Alla scoperta delle piante officinali A Salsomaggiore, in provincia di Parma, le visite scolastiche richiedono un requisito particolare: avere un buon olfatto. Qui, dove il settore erboristico vanta solide radici (a Parma i primi corsi universitari settoriali risalgono addirittura al 1931), oltre 450 specie di piante aromatiche ed officinali costituiscono uno dei giardini più rinomati a livello internazionale, il “Gavinell”. Un’area di dodici ettari, di cui oltre 50mila metri quadrati visitabili dal pubblico.

La “Scuola in fattoria” diventa così “L’erboristeria vivente”, giornata per apprendere i segreti delle erbe officinali, dai benefici per la salute alle proprietà alimentari. Padrona di casa la ricercatissima lavanda bianca di Salsomaggiore.Ma come si svolge una giornata in fattoria didattica? “Organizziamo un percorso a tappe: dall’arrivo nel Giardino della salute all’introduzione alla conoscenza delle piante officinali, utilizzando anche supporti audiovisivi, per approdare all’orto botanico, dove la visita si sofferma sulle proprietà più importanti e spesso sconosciute di alcune piante - spiega l’erborista Paolo Prampolini, responsabile di Gavinell. “Gli studenti completano la conoscenza delle erbe con una sosta alla sala erboristica, all’officina dei sensi e all’olfattoteca, dove hanno dimostrazioni dei profumi, delle essenze, degli oli e dei prodotti cosmetici e alimentari realizzabili con erbe ma anche dell’aromaterapia. C’è poi la ricostruzione di un Hortus conclusus, il giardino erboristico medievale. Per rafforzare l’attenzione dei ragazzi - conclude Prampolini - abbiamo attrezzato il percorso in compagnia di alcuni personaggi, da Erica, la prima della classe, all’amico Pino, al cane Pepe fino alla professoressa Iris, insegnante di scienze naturali”.