Beta version

Modena, Lambrusco mio

14/04/2017 | Realtà locali
Per la prima volta un Museo Civico apre le porte a un vino

Il vino rosso più bevuto in Italia? E' il Lambrusco. Il più esportato nel mondo? Sempre il Lambrusco, con 400 milioni di bottiglie all'anno e un ricavo di 500 milioni di euro. Sarà perché è uno dei vini più antichi ma è “nato moderno”, sarà perché non è troppo alcolico, è dotato di personalità ma non impegnativo, sarà perché è ricco per natura di fragranze e di bollicine, o perché ora i produttori sono molto più attenti alla qualità: in questi anni il Lambrusco ha conosciuto una vera e propria rinascita.

La città di Modena - nell'anno delle celebrazioni per i 2.200 dalla fondazione - dedica al “suo”vino un intero weekend e accoglie “Lambrusco Mio” nel cuore storico e culturale metropolitano: sabato 13 e domenica 14 maggio il Palazzo dei Musei e le sue raccolte offrono l'occasione di conoscere le testimonianze della produzione del consumo del vino nel territorio modenese in età romana, ma anche di percorrere la storia di questa secolare tradizione dalle origini preistoriche fino alle soglie della contemporaneità.

Qui vengono allestiti oltre 20 punti di degustazione, dove le principali cantine emiliane produttrici di Lambrusco propongono al pubblico assaggi delle loro bollicine. E' sul territorio modenese, infatti, che avvengono tutte le fasi di produzione di quattro tipologie di Lambrusco DOP: il "Lambrusco di Sorbara", noto anche come Lambrusco della viola per il suo caratteristico sentore floreale, il"Lambrusco Salamino di Santa Croce", i cui vitigni sono i più coltivati del modenese e il cui succo dà vita a un vino fresco in bocca, armonico e ideale per ogni pasto, il "Lambrusco Grasparossa di Castelvetro", elegante ed armonico, di corpo più sostenuto rispetto alle altre tipologie e il "Lambrusco di Modena", prodotto utilizzando un uvaggio, ovvero una mescolanza di diversi tipi di uve. La proposta di degustazione culturale di Lambrusco sarà completata dal Reggiano Lambrusco DOP, dal Lambrusco dei Colli di Scandiano e di Canossa DOP, dal Lambrusco Mantovano DOP, e dal Lambrusco dell'Emilia IGP.

Al pubblico che varca la soglia del Palazzo dei Musei viene consegnato un calice firmato Riedel per degustare il Lambrusco, creato appositamente per le DOP modenesi: si accede poi  al percorso con le tappe di assaggio, arricchite dai prodotti tipici del territorio Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Modena, crescentine.

Con lo stesso biglietto i visitatori possono visitare l'itinerario storico “Dall'uva perusinia al Lambrusco”che si snoda tra i Musei Civici e la Galleria Estense. “Mutina va fiera dell'uva perusinia, d'acino nero, il cui vino sbianca nel giro di 4 anni”, scriveva Plinio nel I secolo d.C.: dall'antenato del Lambrusco a oggi, è possibile ripercorrere le tracce di una secolare tradizione di eccellenza fra le raccolte dei Musei modenesi.

Il Lambrusco ha una storia antichissima, che già i letterati dell'epoca romana come Catone, Virgilio e Varrone descrissero nelle loro opere. Diversi autori classici portano la testimonianza dell'esistenza, nel territorio emiliano, di un vitigno selvatico denominato “Labrusca vitis”, che cresceva negli ambienti più marginali delle campagne coltivate e che aveva la particolarità di produrre un'uva dal gusto spiccatamente aspro.

E proprio i disciplinari di produzione delle Denominazioni d'Origine Protetta sottolineano una curiosità e un primato che forse in pochi conoscono: “il Lambrusco è considerato uno dei vitigni più autoctoni del mondo in quanto deriva dall'evoluzione genetica diretta della vitis vinifera silvestris occidentalis, la cui domesticazione ha avuto luogo nel territorio modenese.

L'evento sarà anche un'occasione di incontro e confronto per gli addetti ai lavori: sabato 13 maggio alle 11.00 prende il via il convegno “Lambrusco, un giacimento naturale. Va ricordato, infatti, che la filiera vitivinicola del Lambrusco che pulsa nel cuore del territorio emiliano è supportata da una molteplicità di imprese: 6.500 aziende viticole, 20 cantine cooperative, 48 aziende vinicole, tutte caratterizzate da un'ampia base di operatori specializzati, un distretto manifatturiero in grado di sviluppare e diffondere commercialmente una produzione apprezzata sui mercati nazionali ed esteri, in quanto il Lambrusco DOP e IGP da oltre 40 anni è il vino italiano più esportato nel mondo.

Ma non è tutto: sempre nell'ottica dell'abbinamento tra il territorio e la sua storia nello stesso weekend nel centro storico di Modena si può assistere a “Varchi nel tempo. Tra archeologia e street art 3D”. A partire dal III secolo d.C. Modena è una città sepolta dalle alluvioni che ricoprirono e custodirono nel tempo case, edifici pubblici e strade che successivamente l'archeologia ha riconosciuto fino a ricomporre un quadro dell'impianto urbano. I luoghi della città sepolta che si aprivano lungo la Via Aemilia –Piazza Grande, Palazzo Ducale, Palazzo della Prefettura) si svelano attraverso illusionistici sprofondamenti nel sottosuolo realizzati da street artisti internazionali che per la prima volta coniugano all'archeologia urbana la loro maestria nel realizzare vere e proprie voragini 3D.

Lambrusco Mioӏ un'iniziativa a cura del Consorzio Tutela del Lambrusco di Modena e Consorzio Marchio Storico dei Lambruschi Modenesi, in collaborazione con i Musei Civici, la Galleria Estense e l'Archivio Storico Comunale.