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Manovra “Salva Italia”: ancora critiche dall’agricoltura

02/01/2012 | Agricoltura
La manovra mette a repentaglio una quota consistente del valore prodotto dall'agricoltura nazionale.

C’è anche chi ha calcolato gli effetti: oltre il 10% del peso della manovra cosiddetta “Salva Italia” – nome suggerito dallo stesso premier - rischia di essere scaricato sugli agricoltori e sulle loro famiglie.

Secondo la Cisl, ad esempio, la manovra rischierebbe di bruciare il 10% del valore aggiunto prodotto in agricoltura. Insomma, un’ulteriore prova difficile per centinaia di migliaia di aziende, alcune delle quali – specie le più piccole – a serio rischio chiusura.

A pesare sarà soprattutto l’Imu (Imposta municipale unica), che alcune regioni potrebbero appesantire anche per i fabbricati rurali. Come è noto, infatti, la base imponibile della nuova Imu è costituita, sia per i terreni sia per i fabbricati, dal valore immobiliare ai fini Ici aumentato del 60%.

Ciò a fronte della cancellazione di diverse agevolazioni previste dalle normative Irpef e Ici in favore dei terreni agricoli e dei fabbricati con requisiti di ruralità. La somma di tali novità si traduce in un aumento di imposizione decisamente insostenibile per il comparto agricolo.

A ciò si somma un’altra aggravante: l’aumento del prezzo del gasolio che inciderà notevolmente per numerose attività agricole. Una crescita su cui incidono anche gli incrementi delle accise.

Sul fronte montano, inoltre, si registra l’eliminazione di alcune agevolazioni, come quelle inerenti l’aliquota dei contributi previdenziali, mentre a livello europeo si prefigurano tagli dalla Pac.

Di contro, nelle misure per la crescita, mancano sostanziali interventi specifici per il settore agricolo, dalla burocratizzazione alla valorizzazione delle filiere agro-alimentari fino agli investimenti in infrastrutture.

Il vero problema resta quello di una visione anacronistica dell’agricoltura quale comparto marginale, sottovalutando il ruolo di difesa e promozione dei territori svolto dalle aziende agricole, nonché la funzione sociale e di benessere collettivo.

L’agricoltura tradizionale è lavoro vero, esente da quelle intermediazioni e finanziarizzazioni che sono alla base della crisi economica e valoriale contemporanea. Per salvaguardare le realtà aziendali esistenti occorre riconoscere loro un regime di agevolazioni che oggi ne permetta la sopravvivenza.