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Mais, emergenza per la produzione nazionale

29/05/2018 | Agricoltura
Il 2017 è stato un anno da dimenticare

Si avvicina il momento del raccolto e dunque andiamo a vedere la situazione per un alimento base della nostra produzione di cibo, il mais. Il 2017 è stato un anno da dimenticare, a causa della siccità che ha causato elevato e continuo stress idrico e termico per la coltura, determinando rese inferiori del 6,7% rispetto alla media degli ultimi 5 anni.  Ma è solo la conferma di un trend negativo, con un calo produttivo, sia in termini di rese (-2,5 milioni di tonnellate) che di superfici coltivate (-300.000 ha circa) che in Italia sta assumendo i connotati del crollo.

Per favorire il rilancio del mais italiano - strategico per la zootecnia italiana e per la salvaguardia dei prodotti “made in Italy”-, il Crea Cerealicoltura e Colture Industriali (con la sede di Bergamo, storicamente vocata allo studio del mais) ha coordinato, il progetto triennale “Rete Qualità Cereali plus - RQC+- MAIS”, svolto in collaborazione con  l’Università di Torino e l’Università Cattolica di Piacenza e finanziato dal Mipaaf, i cui risultati finali, sono stati presentati proprio al Mipaaf.

Sono state messe in campo attività di ricerca e sperimentazione volte a trovare soluzioni urgenti alle criticità che spaziano dal controllo degli stress biotici e abiotici, all’implementazione delle rese e redditività della coltura, alla scelta varietale, al ripristino dell’auto-approvvigionamento nazionale, alla valorizzazione della qualità, alla fruibilità dei risultati della ricerca e sperimentazione a favore della filiera. Ma “prerequisito indispensabile per la valorizzazione della filiera maidicola – spiega Carlotta Balconi, ricercatrice Crea e coordinatrice del progetto – è la sicurezza delle produzioni sotto il profilo igienico-sanitario, con particolare attenzione alla contaminazione da micotossine, noto fattore di rischio, in grado di provocare forti effetti negativi sulla salute dell’uomo e degli animali e di persistere lungo le catene alimentari. E’ una problematica ormai riconosciuta a livello internazionale come prioritaria, sia in ambito scientifico che legislativo, a causa dell’elevata diffusione e tossicità delle micotossine, del numero crescente di derrate alimentari riconosciuto passibile di contaminazione, dell’impatto sanitario, economico, commerciale”.

Il monitoraggio conferma che la granella di mais è frequentemente contaminata da fumonisine, in quantità variabile a seconda dell’andamento climatico stagionale. In annate particolarmente calde e siccitose, come ad esempio il 2015, si aggiungono le aflatossine, mentre nelle annate molto fresche e piovose, come il 2014, compaiono il Don e lo Zea. La strategia migliore resta quindi la prevenzione, attuata mediante l’utilizzo di buone pratiche agronomiche e di condizioni ottimali per lo stoccaggio.