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Made in Italy, la battaglia per le etichette contro l'Oms

08/11/2018 | Agricoltura
Contro la logica dei singoli cibi salutari o meno, l'Italia punta al regime alimentare

La battaglia delle etichette non è solo una questione europea, dobbiamo vederla in un’ottica globale, tipica dell’era che viviamo. A tal fine, “è necessario che l'Oms smetta di sostenere posizioni ideologiche e nella maggior parte dei casi prive di evidenze scientifiche e che finiscono con il tutelare interessi di pochi; non servono bollini o etichettature che mettano in guardia su specifici cibi, ma è necessario educare il consumatore alla consapevolezza alimentare, promuovendo sensibilizzazione e comunicazione", le parole precise di Luigi Scordamaglia, Presidente di Federalimentare, intervenendo ad una piattaforma di coordinamento creata dall'Oms nel 2014.

Le eccellenze agroalimentari del Made in Italy, come il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma o l'Olio di oliva, sono sotto l'attacco di iniziative che prediligono sistemi di etichettatura ingannevoli e nocivi per il consumatore e per tutto il comparto alimentare italiano. Un’iniziativa presentata da sette paesi - Brasile, Francia, Indonesia, Norvegia, Senegal, Sudafrica e Thailandia - esorta "gli Stati Membri ad adottare politiche fiscali e regolatorie" in materia di etichettatura; un progetto di risoluzione che sarà discusso entro l'anno all'Assemblea Generale Onu a New York al fine di predisporre apposite etichette nutrizionali e una riformulazione delle ricette.

"Etichettando come insalubri alimenti che contengono al loro interno anche grassi e sali – ha continuato Scordamaglia - si corre il rischio di ingannare il consumatore - si pensi ai bollini neri apposti sul Parmigiano in Cile - e di nuocere all'altissima qualità dei prodotti italiani che si ispirano ai più alti standard di qualità, sia per quanto riguarda le materie prime che i processi di trasformazione. Con questo genere di iniziative si rischia di distruggere intere filiere agroalimentari di milioni di agricoltori e PMI avvantaggiando solo poche multinazionali più interessate ad usare la chimica come ingredientistica di base per ridurre i costi di produzione e innalzare i propri margini a scapito del consumatore oggetto di una vera e propria campagna di disinformazione".

Scordamaglia è chiaro: "Si sta facendo passare il messaggio che esistano cibi salubri e cibi non salubri, mentre la verità è che esistono solo diete e stili di vita salubri o insalubri e che la dieta migliore è quella italiana, la quale contiene tutti i cibi in modo equilibrato. Un concetto che il comparto agroalimentare italiano ha ben capito dal momento che il nostro Paese è in cima alla classifica di Bloomberg per longevità".