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L'Università della Tuscia costretta a distruggere olivi, ciliegi e kiwi transgenici

13/06/2012 | Realtà locali
Iniziata la distruzione di alcuni appezzamenti dell’azienda agraria dell’Università della Tuscia, sui quali erano stati piantati olivi, ciliegi e kiwi transgenici.

Il 12 giugno a Viterbo è iniziata la distruzione di alcuni appezzamenti dell’azienda agraria dell’Università della Tuscia, sui quali erano stati piantati olivi, ciliegi e kiwi transgenici.

La ricerca in campo aperto era stata regolarmente autorizzata nel 1999 per una durata di dieci anni, e allo scadere il prof. Eddo Rugini, che ha condotto le sperimentazioni, ha chiesto una proroga, per fare in modo che le piante avessero il tempo di crescere e di mostrare risultati apprezzabili. Si tratta di piante resistenti ad alcuni agenti patogeni, che potrebbero permettere una riduzione del rilascio di pesticidi nell’ambiente, e dei costi per le imprese agricole.

Nel 2009 il ministero dell’ambiente ha negato la proroga. Il prof. Rugini non si è dato per vinto, e ha chiesto al ministero di ripensarci. Nulla. Silenzio per due anni. Fino a quando, a maggio, Mario Capanna presidente della Fondazione Diritti Genetici ha scritto ai ministeri dell’Agricoltura e dell’Ambiente, nonché alla presidenza della Regione Lazio segnalando questa “palese situazione di illegalità” chiedendo la distruzione delle piantagioni.

A questo punto il Ministero dell’Ambiente ha disposto che l’Università, pena sanzioni (che prevedono anche l’arresto), abbandonasse definitivamente la ricerca e procedesse con l’espianto degli alberi.