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Le conseguenze idrogeologiche dell’alta velocità Bologna-Firenze

19/04/2012 | Ambiente
L'impatto idrogeologico della ferrovia sull'Appennino; pozzi prosciugati e torrenti ridotti tendenti alla siccità.

L’appuntamento di aprile con “Il sabato del Capellini”, rassegna di incontri al Museo geologico dell’Alma Mater di Bologna, è stato dedicato alle conseguenze idrogeologiche dei lavori realizzati per costruire il tracciato ferroviaria ad alta velocità tra Bologna e Firenze.

Ne ha parlato Alessandro Gargini, docente al dipartimento di Scienze della terra e geologico-ambientali. “La nuova tratta ferroviaria in questione, in esercizio dal dicembre 2009 e che permette il collegamento fra Firenze e Bologna in soli 37 minuti, destinati nei prossimi anni ad accorciarsi ulteriormente quando saranno stati completati i nodi di attraversamento urbano, si estende per 79 chilometri di cui 73 in galleria – spiega una nota.

“Lo scavo dei tunnel ha determinato, particolarmente nella tratta Toscana, il verificarsi di situazioni di rilevante, se pur localizzato, impatto idrogeologico. Gli effetti più importanti possono essere riassunti nell’abbattimento dei carichi piezometrici, conseguente allo svuotamento totale o parziale delle porzioni acquifere di ammasso roccioso, che ha localmente esaurito sorgenti e diminuito la resa di pozzi, ed in una riduzione della portata dei torrenti montani, riconducibile a perdite in alveo, con prosciugamento completo nei periodi di magra”.