Beta version

L'Alveare che dice sì compie un anno

05/12/2017 | Agricoltura
In un anno +157% di utenti e aumentato del 140% del fatturato dei produttori

Comoda, innovativa e a Km0: la spesa degli italiani è sempre più green e a dimostrarlo sono i numeri con cui L’Alveare che dice Sì!, la startup che unisce tecnologia e agricoltura sostenibile, festeggia il suo secondo compleanno. Aumentano infatti del 157% i membri iscritti sulla piattaforma dei Gruppi di Acquisto 2.0 che consente di vendere e comprare i prodotti locali utilizzando il web.

La community si allarga: 52.000 utenti registrati (+157%)
Eccezionale l’aumento di utenti della community de L’Alveare che dice Sì! che sulla piattaforma vendono o comprano i prodotti a Km0: in un solo anno le iscrizioni sono passate da 20.173 a 52.000. In particolare, i produttori che partecipano al progetto sono triplicati, passando dai 392 di fine 2016 ai 1.200 con cui Alveare festeggia il secondo anno in Italia.

Crescono gli Alveari in Italia (+39%): Lombardia regione più virtuosa
Sono 161 gli Alveari nati su tutto il territorio italiano in soli 2 anni: nel 2017 si è registrata una crescita pari al 39% rispetto al 2016. La regione più virtuosa e più attenta alla valorizzazione dei prodotti a Km0 si conferma la Lombardia, dove sono presenti ben 50 Alveari, di cui 16 a Milano, con 325 produttori coinvolti e 20.000 iscritti al portale. Sul podio salgono anche Piemonte, con 46 Alveari (di cui 18 a Torino), e Lazio (21 Alveari di cui 14 a Roma. Seguono Toscana (12), Emilia Romagna (11), Veneto (8). Liguria, Calabria e Puglia contano 2 Alveari, mentre Trentino, Campania, Sardegna e Sicilia stanno portando avanti lo spirito de L’Alveare che dice Sì! con un primo Gruppo d’Acquisto.

Tramite la piattaforma o la app mobile di Alveare sono invece in media 6.300 gli ordini mensili fatti dai consumatori, contro i 2.500 del 2016 (+152%), il che permette ad oggi di calcolare in totale un fatturato di 1.300.000 € per i produttori della rete, con un aumento del 140% rispetto all'anno precedente. 
La località dei prodotti è garantita a livello nazionale: la distanza media tra i produttori e gli Alveari è pari infatti a 32 km. Tra le regioni più virtuose spicca in questo caso il Piemonte, dove la distanza media tra produttore e Alveare è pari a soli 26 km, mentre Torino è la città con produttori e consumatori più vicini (15 km). Nel corso del 2017 sono state introdotte anche alcune distribuzioni speciali, per promuovere le eccellenze locali su tutto il territorio italiano, con le iniziative ‘Dal Km0 al KmUtile’ alle quali hanno partecipato dei produttori 'invitati' da oltre 250 km, che hanno distribuito negli Alveari d'Italia prodotti di largo consumo ma non sempre di facile reperibilità: dalle mozzarelle di bufala alla passata di Funky Tomato, che recupera lavoratori vittime del caporalato, dal parmigiano di montagna all'olio pugliese, fino ad arrivare alle arance siciliane.

“La nostra rete si sta espandendo e sta coinvolgendo sempre più consumatori attenti alla qualità e alla vicinanza dei prodotti. Lo dimostra il fatto che alcune città come Torino e Milano presentano un Alveare quasi in ogni quartiere”, spiega Eugenio Sapora, fondatore di L’Alveare che dice Sì!. “Nel 2017 abbiamo allargato il team centrale dell’Alveare, composto ora da 8 membri. Obiettivo del 2018 - conclude il fondatore - è continuare la crescita in ogni settore, investendo soprattutto nel supporto alla rete attiva sul territorio italiano, per renderla sempre più solida e stabile, e sostenere la nascita di nuovi Alveari”.

Grande importanza e attenzione verrà rivolta ai gestori, che hanno il compito di tenere il contatto tra agricoltori e produttori locali, organizzare le vendite, divulgare il progetto e individuare il luogo fisico per la distribuzione dei prodotti. “In questo modo, offriamo anche un’opportunità all’interno della Gig Economy, permettendo a giovani studenti, pensionati, casalinghe, disoccupati ma anche a qualsiasi appassionato di cibo di reinventarsi e di inserirsi nel mondo del lavoro con un’occupazione part-time”. Un’occupazione che diventa sempre più appetibile, anche economicamente, come dimostra la storia di Ileana Iaccarino, prima prima gestrice che con due Gruppi di Acquisto a Milano (via Losanna e quartiere Isola) riesce a “vivere di Alveare” con un vero e proprio stipendio. “Il gestore di un Alveare diventa un vero e proprio punto di riferimento per la propria comunità e per i produttori che se credono davvero nel progetto lo sposano fino in fondo, dando fiducia al gestore stesso”, spiega Ileana. “Ci vuole impegno e passione, ma si ottengono risultati bellissimi anche in termini di condivisione e sinergia”.

Come funziona L'Alveare che dice Sì!

Fondata da Eugenio Sapora il 4 dicembre 2015 presso i locali dell’Incubatore I3P del Politecnico di Torino, L’Alveare che dice Sì! unisce tecnologia e sharing economy per permettere una distribuzione efficiente dei prodotti locali tra agricoltori e consumatori: gli Alveari sono infatti dei Gruppi di Acquisto 2.0 che consentono ai produttori locali presenti, nel raggio di 250 km, di unirsi e mettere in vendita online frutta, verdura, latticini, carni, formaggi e molto altro. I consumatori registrati  possono acquistare ciò che desiderano presso l’Alveare più vicino a casa, ordinando e pagando direttamente online, per poi ritirare la spesa settimanalmente in un luogo fisico, il vero e proprio “Alveare”, che può essere un bar, un ristorante, un co-working, una sala. Il progetto ha avuto origine in Francia nel 2011, dove da subito ha riscontrato un enorme successo, vantando tra i suoi fondatori Mounir Mahjoubi, Segretario di Stato al Digitale in Francia.