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La valorizzazione del patrimonio culturale in Calabria

17/10/2014 | Realtà locali
Presentata una ricerca su istruzione e cultura nella Regione

"Solo se il patrimonio culturale da giacente diventa vivente, allora si può avere una Calabria Felix", che significa un luogo in cui la cultura - intesa come patrimonio archeologico, museale, edilizio, paesaggistico - viene resa viva attraverso il rapporto con la gente, quindi realmente vissuta attraverso eventi, ed interazioni continue con la vita che scorre, con l'innovazione, con lo sviluppo". Così il direttore del Censis, Giuseppe Roma, ha presentato il risultato della rilevazione sul capitale culturale, promossa dalla Regione Calabria e curata dal Censis, dal titolo 'Big Data e Social Network per istruzione e cultura in Calabria'.

Cosa consente, dunque, ad un patrimonio 'giacente' fatto di siti archeologici, castelli, chiese, musei archivi, collezioni, palazzi storici di diventare vivo e fertile per il presente e il futuro? "La valorizzazione dei tanti tesori e delle grandi potenzialità della Calabria, finora largamente inespresse", spiega l'assessore alla Cultura della Regione Mario Caligiuri che, nel corso della presentazione della ricerca Censis, ha illustrato le attività svolte dal 2010 ad oggi per promuovere la cultura calabrese con "ricadute positive sulla Regione, messe nero su bianco dall'ultimo rapporto della Banca d'Italia sulla Calabria, nel quale si evidenzia come la cultura incida sul Pil della Regione per il 15%".

"La Calabria non deve inventarsi nulla - ha sottolineato ancora l'esponenete politico - poiché è ricca e deve solo promuovere e valorizzare quello che ha, deve rendere produttivi gli investimenti e deve ragionare in un'ottica unitaria in modo tale che quello che si realizza a Reggio Calabria abbia una ricaduta positiva su Cosenza, quello che si fa a Vibo serva anche a Crotone e Catanzaro".

I nodi da sciogliere sono in sostanza l'eccessiva dispersione del sistema insediativo, la diseguale diffusione di servizi e attrezzature culturali (nel 42% dei casi sono presenti musei sul territorio, mentre la percentuale di librerie è del 15% e quella delle sale cinematografiche del 6%); i flussi di visita non paragonabili agli eccellenti beni della Regione (600 beni vincolati, 13 istituti o aree archeologiche aperte al pubblico e solo 195mila biglietti staccati nel 2013, l'equivalente dei visitatori del solo sito di Castel del Monte in Puglia). Un elemento, quest'ultimo, fortemente condizionato però dalla chiusura (dal 2010 al 2013 quando è stata riaperta al pubblico al nuova sala che ospita i due Bronzi di Riace) per lavori di ristrutturazione della sede del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria "principale attrattore regionale.

 Nel 2015 il Museo Nazionale di Reggio potrebbe arrivare a 400 mila presenze E "a museo integralmente riaperto - si legge nella ricerca - con la sua straordinaria collezione ed i nuovi spazi ed allestimenti nel 2015 si potrebbe arrivare a 400mila presenze, facendo risalire la Calabria nella classifica nazionale dei visitatori (superando Marche, Umbria e Sardegna ed attestandosi sui valori della Puglia)".