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La Svizzera punta alla geotermia a bassa energia per scaldare le case

14/02/2012 | Energia
Geotermia a bassa energia, l'innovazione viene da Losanna

Dalla ricerca svizzera la possibilità di sfruttare la geotermia a bassa energia per scaldare le case. E’ quanto riferisce Swissinfo, che dedica un servizio all’energia geotermica, una delle poche forme energetiche con impatto ambientale praticamente nullo.

I nuovi progetti, già sperimentati, partono dal Laboratorio di meccanica del suolo del Politecnico Federale di Losanna (Svizzera) e sono stati illustrati agli specialisti mondiali di geostrutture energetiche in occasione di un seminario co-finanziato dalla National Science Foundation statunitense.

“Sappiamo che la stragrande maggioranza della massa terrestre è bollente – spiega Swissinfo. “Allora perché non sfruttarne il calore per riscaldare le nostre case, con tutto quello che può significare in termini di risparmio energetico, economico, ambientale?”.

Secondo il professor Lyesse Laloui, uno dei massimi esperti in materia, ciò si può fare, cioè si può recuperare l’energia termica inserendo nelle fondamenta degli edifici dei tubi in cui scorre il fluido termovettore (un fluido che trasmette bene il caldo).

Le geostrutture energetiche sono dei sistemi che sfruttano la geotermia a bassa energia, cioè il calore che si sprigiona ad una profondità compresa tra uno e cento metri sotto la superficie terrestre. Per tutto l'anno lì si possono avere stabilmente dai dieci ai dodici gradi: non è molto, ma a una buona pompa di calore possono bastare come fonte di riscaldamento degli edifici. Tra l'altro, con lo stesso procedimento li si può raffreddare in estate.

Tutt'altra storia è la geotermia profonda, con il suo sistema di perforazione di pozzi fino a 5 chilometri e l'utilizzo di 150-200 gradi per produrre il vapore che aziona le turbine elettriche.

“L'idea d'integrare nelle fondazioni degli immobili i tubi che contengono un fluido termovettore è vecchia quanto le pompe di calore capaci di sfruttare anche pochi gradi – spiega ancora Swissinfo. “Ma Laloui e i suoi collaboratori sono i primi ad aver fatto le prove in condizioni concrete, tenendo conto del suolo circostante argilloso o di altra natura. Per misurarne la possibile deformazione, undici anni fa hanno inserito il primo palo energetico a scopo sperimentale; ora hanno pronto un programma informatico con cui architetti e ingegneri posso adeguare il sistema al tipo di terreno su cui si costruisce”.

Se l'Università di Cambridge, con cui collabora a numerosi altri progetti, è interessata al programma, il Politecnico di Losanna ha deciso che il suo nuovo Centro congressi sarà dotato di fondamenta energetiche; in prospettiva ci sono anche il Museo cittadino di Belle Arti e il nuovo ospedale Riviera-Chablais di Rennaz (Cantone di Vaud). Oltre alla Svizzera, è il Regno Unito che sta puntando con forza ai pali energetici istallati nel sottosuolo.