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La pesca di frodo minaccia l’ecosistema marino

05/12/2011 | Ambiente
Spesso nelle reti finisce anche quello che non dovrebbe. Come la pesca sta distruggendo l'ecosistema marino e quale, fondamentale, ruolo possono giocare i consumatori.

Indiscriminata e molto spesso illegale, la pesca del tonno minaccia l'intero ecosistema marino. E’ l’accusa che da anni ripete Greenpeace, che ha anche lanciato in proposito il rapporto "I segreti del tonno. Cosa si nasconde in una scatoletta?", svelando la poca trasparenza dell'industria del tonno in scatola. Cinque delle otto specie di tonno di interesse commerciale sono infatti a rischio. Compreso il tonno “pinna gialla”, il più consumato in Italia.

Spesso nelle scatolette finisce tonno pescato con metodi distruttivi, come i palamiti e le reti a circuizione con "sistemi di aggregazione per pesci" (FAD), che causano ogni anno la morte di migliaia di esemplari giovani di tonno, squali, mante e tartarughe marine. Greenpeace ha diffuso un video shock che documenta le conseguenze distruttive della pesca con i FAD. Il filmato è stato girato da un informatore dell'industria del tonno su un peschereccio coreano nell'Oceano Pacifico. “Oggi i consumatori italiani sono complici senza saperlo della distruzione dei mari – spiega Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia. “In Inghilterra tutti i più importanti marchi hanno deciso di utilizzare solo tonno pescato in modo sostenibile, mentre in Italia non esiste ancora una scatoletta di tonno 100 per cento sostenibile”.

Greenpeace ha condotto in 173 punti vendita un monitoraggio sulle etichette di oltre duemila scatolette dei marchi più diffusi in Italia. E’ amaramente emerso che le informazioni sono scarse, rafforzando la convinzione che il settore abbia molto da nascondere. Nella metà dei casi, secondo quanto diffuso dall’associazione ambientalista, non sappiamo che specie di tonno mangiamo e pochi ci dicono da dove arriva: solo il 7 per cento delle scatolette indica l'area di pesca. Quasi nessuno specifica come è stato pescato: nel 97 per cento delle scatolette, infatti, il metodo di pesca non è indicato. "Sono trascorsi due anni dal lancio della campagna "Tonno in trappola" e la situazione non è migliorata - insiste Giorgia Monti.

“Se alcune aziende hanno aggiunto delle informazioni in più sulle etichette, la maggior parte dei prodotti non offre garanzie né sul tipo di tonno che portiamo in tavola, né sulla sostenibilità dei metodi con cui è stato pescato. Tutto fa pensare che le aziende produttrici stiano cercando di nascondere qualcosa". I pericoli che minacciano la specie sono oggi ulteriormente confermati e illustrati nel dettaglio nel rapporto “Mind the gap”, diffuso dal Pew Environment Group, centro internazionale di ricerca, in occasione della conferenza dell’Iccat (la Commissione internazionale per la conservazione del tonno dell’Atlantico) svoltasi ad Istanbul dall’11 al 19 novembre.

La conclusione è allarmante: i volumi reali del commercio mondiale del tonno rosso superano di gran lunga le quote di pesca consentite. Una forbice allargatasi negli ultimi anni: dal 5% del 2004 al 141% del 2010. Cioè l’anno scorso si sono pescate più di 19mila tonnellate oltre il limite consentito. Il business del tonno, del resto, ha pochi confronti. Per un singolo esemplare si pagano fino a 100mila dollari. Dal 1998 al 2010 oltre 490mila tonnellate di tonno, per un valore stimato di 13,5 miliardi di dollari, sono state vendute nei mercati di tutto il mondo.

E l’illegalità trionfa soprattutto nel Mediterraneo, in particolare in Italia. Negli ultimi dieci anni il nostro Paese ha aggirato in modo sistematico le regole imposte dall’Unione europea. In Calabria i pescatori hanno addirittura bloccato una ferrovia per difendere i loro metodi di pesca illegali. “Con il passare degli anni i pescatori italiani hanno trovato molti modi per continuare le loro pratiche illegali: legano tra di loro le ferrettare, trasformandole in reti enormi; scaricano il pescato in porti esteri, come quello di Bizerte in Tunisia; infilano ami nella bocca dei tonni pescati con reti fuori legge per fuorviare i controlli - spiega Domitilla Senni, portavoce dell’alleanza Ocean2012 per la riforma della politica comune della pesca europea.

“Le regioni dove si registrano più violazioni sono Sicilia, Calabria, Campania e Lazio. L’Unione europea ha stanziato più di 100 milioni di euro a favore di armatori e pescatori italiani per aiutarli a convertire i loro metodi di pesca. Ma dopo aver incassato i fondi, il settore non ha abbandonato le pratiche illegali. Tutt’altro”. Tra i principali consumatori, però, grazie al sushi, sono i giapponesi.