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L’accusa: dal fotovoltaico sempre più danni all’agricoltura

09/03/2012 | Energia
Torniamo sull'argomento che divide di più oggi: il fotovoltaico agricolo

E’ emergenza sanitaria nazionale: il fotovoltaico industriale nei campi desertifica e uccide il territorio e le sue creature. E’ l’accusa del Comitato nazionale contro il fotovoltaico e l’eolico nelle aree verdi, che ricorda come sia crescente la preoccupazione in ogni angolo d’Italia dopo le morie di pecore e capre nel Salento, decedute improvvisamente dopo aver pascolato vicino impianti fotovoltaici industriali.

L’organismo chiede un’urgente bonifica dagli impianti per evitare un’altra emergenza analoga a quella dell’Eternit. “Alle autorità tutte, dal governo, alle regioni, province, comuni, sindaci, alle Asl, alle Agenzie Regionali per la Prevenzione e l’Ambiente e procure si chiede ormai a gran voce dai cittadini una sola azione dovuta: ridateci la salubrità e bellezza dei campi, smantellate questi orrori – recita un comunicato del Comitato. La preoccupazione si è diffusa in tutt’Italia dove nei campi in aree agricole, naturali e talvolta persino vicino abitazioni stanno comparendo impianti fotovoltaici industriali. Nella Puglia salentina – accusa l’organismo – stanno morendo pecore e capre che avevano brucato l’erba vicino agli ormai “lager’ di fotovoltaico nei campi, come il Comitato definisce gli impianti industriali con pannelli a celle fotovoltaiche ubicati nei campi rurali e naturali, quelli destinati alla produzione dei prodotti alimentari agro-silvo-pastorali tipici del Salento. Arpa Puglia, ricorda ancora il Comitato, aveva avvisato sul rischio ambientale da fotovoltaico, con una lettera aperta del suo direttore, il professor Giorgio Assennato, medico epidemiologo di fama internazionale, durante la campagna elettorale che poi riconfermò Nichi Vendola per il secondo mandato a governatore della Regione Puglia.

Ma quella lettera di forte allarme sullo stato di calamità artificiale che si stava inaugurando con la speculazione ai danni dello Stato e la follia del fotovoltaico industriale è rimasta inascoltata. “Ora Arpa Puglia ha il dovere di inoltrare quegli stessi allarmi e quelle segnalazioni di pericolo, i cui effetti già si stanno verificando tristemente alle Procure, alle Asl ed ai sindaci, massime autorità sanitarie locali, perché emettano le ordinanze di fermo degli impianti realizzati assurdamente in aree agricole e naturali, e affinché si proceda al loro urgente smantellamento – chiede ancora il Comitato.

Il fotovoltaico va ubicato solo e soltanto sui tantissimi tetti degli edifici più recenti, suoli questi inutilizzati e biologicamente morti ed in nessun altro luogo, nessuno al di fuori delle aree industriali – scrivono ancora i promotori della campagna contro i pannelli.

“Le preoccupazioni non si limitano solo ai diserbanti gettati per uccidere, fare sterminio di ogni erba e muschio e forma di vita sotto i pannelli; molteplici sono infatti le forme di inquinamento ed alterazione della salubrità dei luoghi, trasformati in luoghi insalubri, correlate alla presenza di questi impianti industriali fotovoltaici – concludono. In una lettera inviata alle autorità, il Comitato evidenzia una serie di effetti nefasti degli impianti, tra cui: inquinamento elettromagnetico generato dalle cabine di trasformazione, dai cavidotti e dagli elettrodotti posti nelle vicinanze delle abitazioni; pericolo di incendi; abbagliamento; rumore causato dalle cabine di trasformazione; possibile dispersione di sostanze nocive (ad esempio cadmio) contenute nei pannelli, per rottura degli stessi o a causa di fenomeni naturali; danni esistenziali e neuro-psicologici; inquinamento causato dai diserbanti irrorati a terra; variazioni microclimatiche nell’area circostante; peggioramento dello stato ambientale dei luoghi; danni agli ecosistemi; grave impatto visivo; ecc.

“Taluni pannelli infatti contengono tossico cadmio, arsenico, ed altre sostanze pericolose – si legge nel testo - e si dovrebbe fare più chiarezza sui correlati rischi di contaminazione, da parte delle autorità competenti di controllo prima di autorizzare l’ubicazione di simili pannelli nei nostri campi di vita che devono essere prioritariamente destinati alla vita e alla produzione dei prodotti alimentari nelle massime condizioni di salubrità ambientale a 360 gradi. Particolarmente grave pare sia il rischio di contaminazione dell’ambiente a seguito di rottura dei pannelli e loro dispersione in ambiente, e in caso del raggiungimento in questi di alte temperature da incendio di materiale vegetale o materiale plastico elettrico!

Non a caso grande è la problematica dello smaltimento di questi pannelli”. Il “Trattato di Maastricht” ha introdotto il principio di precauzione (poi ripreso dalla “Costituzione Europea” articolo III-233) attualmente enunciato all’articolo 191 del “Trattato sul funzionamento dell’Unione europea”, ricorda il Comitato, dove si sostiene che la politica dell’Unione in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela ed «è fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente e sul principio “chi inquina paga”.