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In Italia si consuma poco latte

26/03/2019 | Salute
Secondo Assolatte abbiamo una grave insufficienza di calcio

L’alimentazione con prodotti lattiero-caseari è la più benefica per la salute ossea: la conferma arriva da una revisione sistematica e meta-analisi condotta da un team di biochimici dell’università di Perugia e pubblicata su “Advances in Nutrition”, la rivista dell’American Society of Nutrition. Gli autori dello studio hanno valutato e incrociato le conclusioni di 20 studi internazionali incentrati sul rapporto tra tipo di alimentazione e due valori-chiave per misurare la salute delle ossa: la densità minerale ossea e le fratture collegate all’osteoporosi

La conclusione è stata netta: dei tre stili alimentari identificati negli studi (healthy, milk/dairy e meat/western), quello caratterizzato dal consumo raccomandato di prodotti lattiero-caseari è risultato il più efficace nel ridurre il rischio di bassa densità ossea e di fratture. La scienza dunque indica alcuni benefici. Il primo è il calcio, presente nei prodotti lattiero-caseari in elevate quantità, in una forma di alta qualità (perché facilmente assimilabile, a differenza di quello contenuto nei prodotti vegetali) e a basso costo economico ed energetico. 130 grammi di mandorle forniscono la stessa quantità di calcio (312 mg) di 2 porzioni di latte (pari a 250 ml, ossia due bicchieri) ma apportano 8 volte più calorie (783 contro le 90 di due bicchieri di latte) e costano circa 10 volte di più. Nel latte, inoltre, il calcio è accompagnato da fosforo, magnesio e potassio. Non c’è dunque alcuna ragione per rinunciare al latte e, anzi, ci sono tanti buoni motivi per consumarne le 2 porzioni giornaliere consigliate dagli esperti visto che si tratta del modo più sano e naturale per “accumulare” ossa nel corso della vita e prevenire l’osteoporosi nella terza età. 

Eppure, sottolinea Assolatte, in Italia siamo ancora lontani (e lo siamo sempre di più) da questo obiettivo. I bassi consumi di latte che caratterizzano l’Italia (dove si raggiunge appena 1/3 delle dosi giornaliere raccomandate) e la tendenza a ridurli determinano un’insufficiente di calcio (soprattutto nelle fasce più deboli della popolazione, come bambini e ragazzi). Una situazione sottovalutata che rappresenta un grande fattore di rischio per la salute pubblica perché predispone gli italiani a un maggior rischio di osteoporosi e di fratture ossee. E aumenta anche il rischio di altre malattie, come il cancro al colon.