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Indice Globale della Fame (GHI): in 52 Paesi ancora malnutrizione

16/10/2017 | Agricoltura
Il livello globale della fame resta ancora molto alto

In occasione del G7 dell’agricoltura, tenutosi a Bergamo e concluso ieri, l’organizzazione no profit Cesvi ha presentato l’Indice Globale della Fame (GHI) 2017. Esso mostra risultati in linea con il Rapporto FAO sulla malnutrizione, presentato qualche giorno or sono. In 52 Paesi del mondo i livelli di fame e di insicurezza alimentare restano allarmanti. Con un punteggio medio di 21.8, che nella scala da 0 a 100 è definito come grave, il GHI del 2017 è del 27% più basso rispetto a quello del 2000 (29.9). Tuttavia, il livello globale della fame, misurato in 119 Paesi, resta ancora molto alto con grandi differenze tra le diverse nazioni e persino entro gli stessi confini. Ancora milioni di persone si trovano in una situazione di fame cronica e in molte zone si registrano gravi crisi alimentari. Sono le profonde e persistenti disuguaglianze a rappresentare il principale ostacolo alla lotta alla fame e alla denutrizione nel mondo e al raggiungimento quindi dell’obiettivo “Fame Zero”, fissato dalle Nazioni Unite per il 2030. Nonostante la flessione generale registrata dall’Indice, l’emergenza fame resta un fenomeno marcatamente disomogeneo che si concentra nelle aree rese più vulnerabili da povertà, conflitti, catastrofi naturali e carestie, dove le popolazioni sono già più esposte e svantaggiate. L’analisi su base regionale contenuta nel rapporto 2017 evidenzia che a soffrire maggiormente la fame sono le popolazioni di Asia meridionale e Africa subsahariana. I punteggi di entrambe, rispettivamente 30.9 e 29.4, rientrano nella categoria grave. Resta drammatica la situazionedellaRepubblica Centrafricana, unico Paese con un livello di fame (50.9) classificato come estremamente allarmante e che non ha evidenziato finora alcun progresso.

Nel complesso, i dati relativi ai quattro indicatori del GHI segnano una flessione e tracciano una tendenza di segno positivo: la percentuale di popolazione denutrita è al 13%, rispetto al 18,2% del 2000; il 27,8% dei bambini sotto i cinque anni soffre di arresto della crescita rispetto al 37,7% del 2000; il deperimento affligge il 9,5% dei minori di cinque anni, rispetto al 9,9% iniziale e il tasso di mortalità sotto i cinque anni è al 4,7% rispetto all’8,2% originario. Lo studio dell’emergenza fame registra però situazioni gravi e allarmanti ancora in molti Paesi del mondo. L’arresto della crescita è più diffuso nei paesi dell’Eritrea, Timor Est e Burundi dove l’indicatore supera il 50%.  Nello Sri Lanka, Gibuti e Sud Sudan il deperimento colpisce tra il 21,4% e il 27,3% dei bambini al di sotto dei cinque anni.

Il rapporto del 2017 non include dati di 13 Paesi non calcolabili a causa di gravi problemi politici e sociali. Diverse stime internazionali evidenziano però in alcuni di questi, situazioni estremamente preoccupanti: è il caso, nello specifico, della Libia dove i conflitti armati e l’instabilità politica pregiudicano la sicurezza alimentare di circa 250.000 sfollati interni, della Siria martoriata da 7 anni di guerra civile con effetti devastanti sull'alimentazione per oltre la metà della popolazione, delSud Sudan dov’è stata dichiarata quest’anno una grave carestia e della Somalia che, colpita da una grave siccità, si trova sull’orlo di una carestia con 3 milioni di persone (su 11 milioni in totale) in situazione di crisi o di insicurezza alimentare.

La fame e la disuguaglianza sono strettamente interconnesse. Tre quarti dei poveri del mondo vive in aree rurali, dove la fame è tendenzialmente più forte. La povertà, che è una delle manifestazioni più evidenti di disuguaglianza, è forse la più legata alla fame. Ma la fame è anche una questione di potere: è la tesi che sta alla base del saggio di Naomi Hossein, ricercatrice presso l’Institute of Development Studies, contenuto nell’edizione 2017 dell’Indice Globale della Fame. La distribuzione irregolare della fame e della malnutrizione in tutte le sue forme affonda le radici nella disparità di potere sociale, politico ed economico. Le crisi alimentari più recenti hanno colpito fasce di popolazione estremamente vulnerabili e già afflitte da fame e malnutrizione, esposte a violenze, cambiamento climatico e aumento dei prezzi alimentari. E se alla disuguaglianza alimentare si unisce anche la disuguaglianza di genere ecco che donne e bambine rappresentano il 60% degli affamati del mondo.

photo credit to Fulvio-Zubiani