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Imprese italiane, crolla l'innovazione

09/11/2016 | Esplorando
Le imprese che innovano calano sensibilmente da 51,9 a 44,6% (-7,3 punti percentuali).

Nel triennio 2012-2014 il 44,6% delle imprese con 10 o più addetti ha svolto attività finalizzate all'introduzione di innovazioniLa propensione innovativa è in netto calo fra le piccole imprese (41,3%, -8 punti percentuali dal triennio precedente), rispetto alle medie (64,9%, -3,9 punti percentuali), mentre è in contenuta crescita fra le grandi (83,3%, +0,8), per le quali l’innovazione si conferma una caratteristica strutturale.

Si conferma la tendenza all’adozione di pratiche di innovazione di tipo integrato: il 45,6% delle imprese con attività innovative è stato impegnato nello sviluppo di nuovi prodotti-processi e contestualmente ha introdotto innovazioni organizzative o di marketing; il 46,5% delle imprese innovatrici in senso stretto ha innovato sia i prodotti sia i processi produttivi. Nel 2014 le imprese italiane hanno investito complessivamente 23,2 miliardi di euro per le attività innovative di prodotto-processo, il 4,3% in meno rispetto al 2012.

La spesa sostenuta per le attività innovative di prodotto-processo è stata in media di circa 6.200 euro per addetto, in lieve diminuzione rispetto al 2012 (6.300 euro). I valori più elevati si sono registrati nell’industria (8.000 euro), in particolare nelle grandi imprese industriali (9.000 euro). La capacità di innovare attivando forme di cooperazione con altri soggetti è ancora contenuta ma in rapido aumento, riguarda il 19,8% delle imprese (12,5% nel periodo precedente).

Dal Nord al Mezzogiorno si riduce la propensione delle imprese a innovare. Le regioni del Nord continuano a registrare una maggiore capacità innovativa; indipendentemente dalla composizione produttiva, aumenta il gap delle regioni meridionali con il resto del Paese. L’innovazione è ancora fortemente concentrata sul territorio. Due terzi delle imprese innovatrici sono presenti in sole cinque regioni, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Lazio. Le stesse contribuiscono ai tre quarti della spesa nazionale per l’innovazione.

Nel triennio 2012-2014 il 44,6% delle imprese con 10 o più addetti svolge attività d’innovazione, cioè attività finalizzate all’introduzione di nuovi prodotti, processi, modalità organizzative o di marketing, contro il 51,9% del periodo 2010-2012. Una buona parte della caduta è effetto della riduzione degli investimenti in innovazioni organizzative e di marketing. Infatti, osservando le imprese innovatrici in “senso stretto” (cioè, quelle che hanno svolto unicamente attività finalizzate all’introduzione di innovazioni di prodotto o di processo), la diminuzione della capacità innovativa delle imprese risulta più contenuta, passando dal 35,5% del 2010-2012 al 31,9% del 2012-2014.

Va comunque segnalato che molte delle imprese innovatrici in “senso stretto” hanno abbandonato o non concluso le attività di innovazione in corso nel triennio di riferimento. Infatti, nel 2012-2014 gli innovatori di successo (cioè, quelli che hanno portato a termine le loro attività innovative con l’introduzione di almeno un’innovazione di prodotto o di processo sul mercato o al proprio interno) sono il 28,5% delle imprese, con una perdita di 5 punti percentuali rispetto al triennio precedente. Cresce, invece, dal 2,0% al 3,4% la quota di imprese che non hanno concluso con successo le attività innovative di prodotto/processo avviate nel periodo considerato.

L’industria si conferma il settore più innovativo con il 50,5% di imprese con attività innovative e il 40,4% di imprese innovatrici in senso stretto. La quota di imprese che innovano è però in sensibile flessione in tutti i macro-settori. La propensione all’innovazione varia sensibilmente tra i settori di attività economica: nell’industria, le imprese del chimico-farmaceutico e quelle di computer e prodotti di elettronica sono tra le più innovative, mentre nei servizi la maggiore propensione all’innovazione è registrata nell’informatica, nel settore assicurativo, e, ovviamente, nel settore della ricerca e sviluppo.

Marcate differenze emergono a livello dimensionale: le grandi imprese continuano ad innovare e, in alcuni settori (soprattutto nell’industria), la loro capacità innovativa aumenta, seppur lievemente, nel tempo: in media l’83,3% delle imprese con 250 addetti e oltre ha innovato nel triennio 2012-2014, contro l’82,5% del periodo precedente. Una maggiore variabilità caratterizza le imprese di media dimensione: rispetto alla media nazionale si registra infatti una caduta inferiore del tasso di innovazione (-3,9 punti percentuali). Le piccole imprese sono quelle che, indipendentemente dal settore economico di appartenenza, subiscono le maggiori perdite in termini di innovatori: solo il 41,3% delle imprese con 10-49 addetti ha investito nell’innovazione (-8 punti percentuali rispetto al triennio precedente).

Analogamente per le imprese innovatrici in “senso stretto”: le grandi imprese continuano a investire in nuovi prodotti e/o nuovi processi di produzione (+2,8 punti percentuali), mentre nelle altre due fasce dimensionali le imprese tendono mediamente a disinvestire in innovazione (-2,9 punti percentuali nelle imprese della fascia intermedia e -4 punti percentuali in quelle piccole).