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Il ruolo della natura negli scritti di Italo Calvino

26/04/2012 | Visioni
Una singolare e divertente ricostruzione di una famiglia importante, i Calvino.

Nei giorni scorsi, presso la sede dell’Accademia dei georgofili a Firenze, si è svolto un interessante convegno su: “La famiglia Calvino”. Lo spunto per l’evento è offerto dal fatto che negli scritti di Italo Calvino, uno dei più grandi e amati scrittori del Novecento, sia sempre presente la natura, la cui conoscenza e l’amore per la quale sono stati trasmessi allo scrittore dai genitori, botanici ed agronomi di chiara fama che diedero un contributo fondamentale alla diffusione ed affermazione della floricoltura nel nostro Paese.

Tra le relazioni ricordiamo quella di Tito Schiva (“Il mondo e l’eredità di Mario Calvino”), di Francesco Serra (“Italo Calvino”), di Loretta Marchi (“Il fondo “Mario Calvino ed Eva Mameli Calvino” della Biblioteca Civica di Sanremo”) e di Elena Accati (“Eva Mameli Calvino”).

“Tra i miei famigliari – si legge in uno scritto di Italo Calvino - solo gli studi scientifici erano in onore, un mio zio materno era un chimico professore universitario, sposato a una chimica anzi ho avuto due zii chimici sposati a due zie chimiche; mio fratello è un geologo, professore universitario…Il sapere dei miei genitori convergeva sul regno vegetale, le sue meraviglie e virtù …Mia madre non usciva mai dal giardino etichettato pianta per pianta, dalla casa tappezzata di bouganvillea, dallo studio con il microscopio sotto la campana di vetro e gli erbari…”.

Il padre dello scrittore, Mario Calvino, era nato a Sanremo nel 1875 e si era laureato in Scienze agrarie all’università di Pisa, divenendo poi direttore della cattedra ambulante di Agricoltura di Porto Maurizio nel 1901, quindi ha lavorato in Messico per circa due decenni, per poi dirigere a Cuba la Stazione Agricola Sperimentale dell’Avana.

Dal 1920 sarà al suo fianco Eva Mameli, sarda, donna di forte temperamento, anticonformista, profonda studiosa di botanica, fisiologia e biologia vegetale che ha conseguito la libera docenza in botanica, prima donna in Italia, nel 1915.

I suoi ideali e il suo rigore scientifico la porteranno insieme al marito a dare vita all’Istituto sperimentale per la floricoltura di Sanremo, destinato a diventare il più importante d’Italia e tra i primi in Europa. “Anche se Italo Calvino volta le spalle a quanto i genitori gli avrebbero potuto insegnare e viene attratto dalla vegetazione delle frasi scritte, la sapienza dei genitori il loro amore, passione, interesse per la ricerca in agricoltura, nel settore delle scienze naturali e della floricoltura traspare nella maggior parte dei suoi scritti – ricorda Elena Accati.

“In uno dei rarissimi cenni autobiografici in cui parla di sua madre Italo Calvino la definisce ‘la maga buona che coltiva gli iris’”.