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Il dossier di Fai e Wwf: viaggio nell’Italia che scompare

06/02/2012 | Esplorando
Terra rubata – Viaggio nell’Italia che scompare, il titolo eloquente del rapporto di Fai e Wwf.

Ampi territori fertili della nostra Penisola continuano a scomparire tra cemento e abusivismo. E’ la denuncia dettagliata presentata da Fai e Wwf con il dossier “Terra rubata – Viaggio nell’Italia che scompare“, dedicato al consumo di suolo nella Penisola.

L’indagine è stata condotta su undici regioni italiane (pari al 44% del territorio nazionale), dove negli ultimi 50 anni la superficie urbana si è moltiplicata di 3,5 volte, aumentando di quasi 600mila ettari. In alcune zone, come risulta da un progetto di ricerca dell’Università dell’Aquila, ci sono stati incrementi percentuali dell’urbanizzazione superiori al 1.100%, corrispondenti a una superficie pari all’intero Friuli-Venezia Giulia.

Secondo il dossier, ogni giorno in Italia il cemento ingoia 75 ettari di suolo: terreni agricoli, tesori naturalistici e paesaggistici, spazi di aggregazione sociale. Secondo le previsioni, la superficie urbanizzata aumenterà nei prossimi 20 anni di altri 600mila ettari.

Persino le aree che si sono spopolate a causa dell’emigrazione, particolarmente nelle zone montane, hanno visto aumentare la superficie edificata ad un tasso pari a oltre 800 metri quadri per ogni abitante perso. Un vero e proprio attacco al paesaggio legato anche alla piaga dell’abusivismo edilizio, che dal 1948 ad oggi ha ferito il territorio con 4,5 milioni di abusi (75mila l’anno e 207 al giorno), su cui tre diversi condoni hanno passato un triplice colpo di spugna.

Il dossier si sofferma anche sulla piaga delle cave, che nel solo 2006 hanno mutilato il territorio italiano con l’escavazione di 375 milioni di tonnellate di inerti e 320 milioni di tonnellate di argilla, calcare, gessi e pietre ornamentali. Dal 2000 al 2010 si registra una diminuzione dell’8% della Superficie Aziendale Totale (SAT) in agricoltura e del 2,3% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU).

Nello stesso periodo, inoltre, il numero delle aziende agricole e zootecniche nel nostro Paese è diminuito del 32,2%. Il risultato, scrivono Fai e Wwf, è “un territorio meno presidiato e più fragile: in Italia circa il 70% dei Comuni è interessato da frane che, tra il 1950 e il 2009, hanno provocato 6439 vittime tra morti, feriti e dispersi””.

Per correre ai ripari, le associazioni sollecitano l’introduzione di “severi limiti all’urbanizzazione nella nuova generazione di piani paesistici e, in attesa della loro definitiva redazione, la richiesta di una moratoria delle nuove edificazioni su scala comunale”.