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Il convegno sul grano Creso dell’Enea

18/04/2011 | Agricoltura
Il Commissario dell’Enea, Giovanni Lelli, in apertura del convegno “Dalla ricerca nucleare alla produzione agro-alimentare: il caso del grano Creso” .

ROMA - Il Commissario dell’Enea, Giovanni Lelli, in apertura del convegno “Dalla ricerca nucleare alla produzione agro-alimentare: il caso del grano Creso” che si è tenuto nei giorni scorsi all’Enea, ha ricordato che “da più di venti anni gli italiani mangiano pasta fatta con il grano duro Creso, una varietà di grano ottenuta grazie agli esperimenti condotti nei laboratori Enea sugli effetti delle radiazioni sulle piante. Un risultato scientifico che ha reso possibile il miglioramento quantitativo e qualitativo delle produzioni agricole ottenuto grazie all’integrazione tra le diverse competenze scientifiche presenti in Enea e che ha saputo valorizzare con attività di trasferimento tecnologico nei confronti del mondo agro-industriale.”

Il brevetto del grano Creso fu registrato dall’allora Cnen, oggi Enea, nel 1974 ed ebbe subito un’ampia diffusione, soprattutto in Italia. I primi studi iniziarono nel 1958, nel Centro ricerche Casaccia sotto la guida del professor Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, illustre genetista, recentemente scomparso. Scarascia Mugnozza dette un forte impulso alla ricerca sul miglioramento genetico delle specie agricole, ispirando gli sviluppi successivi delle biotecnologie. “La ricerca applicata ad esigenze concrete della società - ha messo in risalto il rappresentante della Fao Chikelu Mba - è sempre più attuale e necessario in un mondo in forte crescita demografica e con stili di vita sempre più esigenti”. “Il successo commerciale del grano Creso - ha sottolineato il direttore generale di Agroservice Eugenio Tassinari - è stato possibile grazie allo stretto rapporto dell’Enea con il mondo delle imprese produttrici di sementi, attraverso una efficace azione di trasferimento tecnologico verso il mercato”.

“Nel guardare alle prospettive future - ha spiegato infine Daniele Rossi, direttore generale di Federalimentare - l’impegno è rivolto ai temi della bioeconomia, che stiamo affrontando insieme al mondo della ricerca nell’ambito delle Piattaforme tecnologiche europee. Le nuove priorità riguardano la ricerca, la formazione ed il trasferimento tecnologico”. Il “Creso” è una varietà di frumento ottenuta presso i laboratori Enea del Centro ricerche Casaccia nei primi anni ‘70. Rappresenta un vero fiore all’occhiello per l’Enea, in quanto questo brevetto, depositato nel 1975, vanta ben 4 record nel settore: - è un brevetto ancora in vigore, a distanza di 35 anni dal deposito; - ha avuto un’ampia diffusione, tale che negli anni ‘80 e ’90 ha rappresentato oltre il 50% della produzione di frumento duro in Italia; - è stato il primo importante risultato della ricerca genetica Enea applicata al miglioramento produttivo di un cereale di base; - dal 1975 ad oggi, con le royalties ha reso all’ente un milione 678 mila euro (tre miliardi 239 milioni di lire). La sua principale caratteristica è quella di avere una taglia ridotta (70-80 centimetri) rispetto ai frumenti duri fino ad allora coltivati (130-150 centimetri), che ha reso la varietà molto resistente all’allettamento. Inoltre, il Creso ha una buona resistenza alle malattie ed una risposta produttiva elevata, quasi doppia rispetto alle varietà precedenti.