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Guerra e cucina, segreto del libro di successo di Annia Ciezadlo

29/02/2012 | Editoria
Il cibo sullo sfondo dei conflitti. Raccontare la vita delle persone attraverso i piatti, la tradizione, il mercato. Un racconto sincero ed appassionante.

Si chiama “I giorni del miele e dello zenzero” (titolo originale “Day of honey”) il libro di Annia Ciezadlo, la giornalista freelance americana che ha firmato un successo mondiale. “Ho cenato con capi tribù a Baghdad, diviso il cibo con le vedove di Falluja, bevuto liquore casalingo con le milizie cristiane in Libano, festeggiato a base di tacchino stufato con un signore della guerra in Kurdistan. Ho visto molta guerra, ma anche molta vita quotidiana – si legge nel testo che racconta, con un taglio particolare, le guerre all’indomani degli attacchi dell’11 settembre del 2001 a New York, proseguendo fino al 2009 passando per Baghdad e la guerra in Iraq e poi una Beirut, “la città dei balconi”, devastata dalla guerra civile tra Hezbollah e Israele.

Ma c’è di più: il cibo. “In anni di reportage dal Medioriente”, commenta sapientemente Npr, “i giornalisti hanno raccontato storie di guerra, di sofferenza, di intrighi politici e conflitti religiosi, mentre la Ciezadlo ha portato finalmente indietro qualcosa d’altro: ricette”. La guerra, infatti, e il reportage lungo sei anni che ha inizio con la “luna di miele” irachena di Annia e del marito Mohamad Bazzi, giornalista libanese-americano, sono mitigati, confusi, mescolati, filtrati attraverso il cibo, il profumo delle spezie, le verdure e i semi sui banchi dei mercati, l’odore acre dell’agnello e i comici tentativi di Annia di imparare i segreti della cucina libanese distillati da Uum Hassane, la suocera.

Cucino per capire il paese in cui sono atterrata - scrive Annia. Il cibo, trasformato in linguaggio evocativo, è ciò che le interessa: comprarlo, prepararlo, cucinarlo, condividerlo diventa la strada per comprendere i luoghi in cui si trova. E raccontare una terra sfinita da un conflitto infinito, il Medioriente. Va al mercato e cucina, Annia, per scoprire come, questo cibo, non solo consenta alle persone di sopravvivere, ma permetta loro di conservare la propria umanità, di mantenere i confini della famiglia, della comunità, della cultura e della civiltà nella devastazione del quotidiano.

“I giorni del miele e dello zenzero”, pubblicato negli Stati Uniti a inizio 2011 da Free Press originariamente come “Day of honey”, deriva in effetti il suo titolo da un proverbio arabo: “youm aasl, youm basl” che significa letteralmente “giorni alla cipolla, giorni al miele”, certi giorni saranno belli, altri brutti, così è la vita. Un memoir autobiografico “di vita e viaggio” (così lo segnala Lonely Planet), “in parte anche la storia di un matrimonio” ( The New York Times), alla scoperta della tradizione culinaria del Medioriente e del ruolo del cibo in tempo di guerra (e di pace).

Se vuoi capire la guerra – scrive Annia, che è stata corrispondente da Baghdad per The Christian Science Monitor e da Beirut per The New Republic – devi prima comprendere a fondo la vita di tutti i giorni. E la narrativa dominante del Medioriente è il conflitto perpetuo. Ma questo libro non è sui modi in cui le persone uccidono e muoiono: è su come vivono, prima, durante e dopo ogni guerra. Sui milioni di piccoli modi in cui vanno avanti”.

Primo fra tutti, cucinare e mangiare, perché, come scrive “you still have to eat”. Mentre fuori imperversa la guerra, il cibo diventa così un’oasi in cui la pace, la condivisione e la fratellanza sono ancora possibili. Dal New York Times a The Christian Science Monitor, da The Daily Star Beirut a The Globe and Mail, e poi The Nation, The Washington Times, Library Journal, Booklist, Bookpage, Kirkus Reviews, Slate, Npr, tutta la stampa che conta ha parlato della Ciezadlo con entusiasmo, d’accordo sulla complessità e l’originalità di un esordio fuori dal comune la cui autrice, dicono, “has the gift of language”.

Il New York Times, addirittura, non resiste dal comporre un elenco di frasi estratte dal libro che “producono un suono irresistibilmente sensuale e intelligente sulla pagina”. Ironica e brillante, Ciezadlo “ha il senso del ritmo di un comico e l’orecchio di un romanziere per i dialoghi”, scrive invece The Daily Star Beirut.

Scrive l’autrice: “Quando sono arrivata in Medio Oriente, anni fa, fresca di nozze con un giornalista libanese, come molti americani sapevo poco di cultura araba. Allora ho fatto quello che faccio di solito quando mi trovo in un posto che non conosco: cucino. Cucino quello che compro nei mercati, cucino cose che mi sono familiari e cose che non lo sono per niente. Cucino per non sentirmi sola, per sentirmi a casa nel mondo, almeno il tempo di un pasto. Ci si dimentica spesso che, ovunque ci sia un conflitto, ce n’è un altro che si svolge nell’ombra, e che non si vede in tv. È la guerra dei civili, per i quali la vita diventa un’infinita sequenza di cose che non si possono più fare. I bambini non possono andare a scuola. I contadini non possono arare. I musicisti non possono suonare. Le donne non possono partorire all’ospedale. Però, si deve pur mangiare. Per questo il cibo è così importante in tempo di guerra: per sentirsi vivi. So che il cibo da solo non basta a fare la pace. Ma penso al panettiere che tiene aperto il forno perché il suo quartiere abbia il pane. Al ristoratore che trasforma il suo caffè in centro per rifugiati. Ai genitori che girano Baghdad in lungo e in largo per trovare una torta di compleanno per la loro bambina. A loro modo sono combattenti. Combattono per tenere viva la civiltà, tra un bombardamento e l’altro”.

Annia Ciezadlo vive attualmente a New York e collabora con il Washington Post, il New York Times, il New York Observer. È stata corrispondente da Baghdad, Beirut e da altri luoghi “caldi” come la Siria, il Kurdistan, Israele. Non ama la definizione di corrispondente di guerra: i suoi sono piuttosto articoli all’incrocio tra grandi questioni politiche e le attività quotidiane della gente comune, come cucinare.