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Galline in batteria: regole più severe

10/01/2012 | Agricoltura
Grazie ad una direttiva europea, la vita delle galline ovaiole dovrebbe migliorare. Ma c'è un rischio..

Grazie ad una direttiva europea, gli allevamenti intensivi in batteria vengono ridimensionati da quest’anno. Le pressioni delle associazioni che difendono i diritti degli animali sono riuscite a ridimensionare un sistema industriale che confina ciascun esemplare, come denuncia la Lega antivivisezione, “in uno spazio di soli 550 centimetri quadrati, meno di un foglio di carta A4”.

A fare da apripista, aderendo con alla direttiva comunitaria che vieta le gabbie “convenzionali”, è stato il Regno Unito, notoriamente il più sensibile alla tematica, mentre gli altri Paesi registrano ritardi. In Italia il provvedimento interesserebbe, secondo dati Una (Unione nazionale avicoltura), 55 milioni di galline ovaiole (il 9,2% del pollame nazionale) e 4.970 allevamenti italiani.

Sempre secondo dati Una, nel 2010 nel nostro Paese sarebbero state prodotte 12 miliardi e 834 milioni di uova, per un valore, quantifica Assalzoo, di 1.150 milioni di euro. E proprio nel nostro Paese si registrano polemiche e resistenze sul provvedimento.

In proposito la Lega anti-vivisezione ha scritto al ministro delle Politiche agricole e forestali, Mario Catania, per manifestare “preoccupazione” per l’emendamento alla legge comunitaria 2011 recentemente presentato dal governo in tema di commercializzazione delle uova, con il quale, denuncia la Lav, arriverebbe “la non sanzionabilità di molte violazioni nella filiera ovaiola, la cancellazione dell’aggravante per i soggetti che ripetono le violazioni, e una sanatoria per le diciture facoltative in contrasto col Regolamento sulla etichettatura delle uova”.

Il ministro, da parte sua, è chiaro: non è prevista alcuna deroga per gli allevatori italiani di galline ovaiole che non rispettano la direttiva comunitaria sulle misure delle gabbie. Catania lo ha ribadito al termine di un incontro con la Commissaria alla Pesca Maria Damanaki.

La direttiva, che prescrive la fine degli allevamenti intensivi in gabbie delle dimensioni di un foglio “A4”, è entrata in vigore il primo gennaio, ma “in Italia abbiamo ancora molti allevamenti che non sono in regola e si stanno adeguando - ha detto il ministro - credo ragionevolmente che nell’arco di qualche mese i produttori si saranno adeguati alle disposizioni comunitarie”.