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Federparchi: aree protette settore dinamico per l’occupazione giovanile

06/04/2012 | Ambiente
Lo stato dell'arte dei parchi italiani. In risposta alle dichiarazioni del Ministro Clini.

“La conservazione della biodiversità è un problema molto complesso, e il ministro Clini ha dimostrato di saperlo bene. Ancor più complessa è la gestione dei parchi, che insieme alla conservazione della biodiversità, mission prioritaria ed ineludibile, in Italia devono assicurare lo sviluppo adeguato ma sostenibile ed equilibrato di territori ampi e antropizzati”.

E’ il commento di Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi, alle dichiarazioni che il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha rilasciato al settimanale “Panorama”.

“Il ministro – continua Sammuri - parla giustamente di parchi ‘senza soldi’ e alla luce di questa innegabile condizione risultano ancor più apprezzabili i risultati ottenuti nella loro attività. Una attività che, tra l’altro, ha dato fin qui lavoro a molte centinaia di piccole e piccolissime imprese, molto spesso cooperative, che svolgono anche un preziosissimo ruolo di coesione sociale e di relazione tra istituzioni pubbliche e società civile. Nel mio Parco, quello della Maremma, non c’è servizio al pubblico o attività commerciale o turistica che non sia svolta da cooperative o da imprenditori singoli o associati. Si tratta di una pratica diffusissima nelle aree protette, che ha reso il settore uno dei più dinamici del Paese e uno dei migliori in quanto a rapporto tra investimenti e occupazione, in particolare giovanile, generata”.

“Più gli Enti Parco sono forti e autorevoli – sostiene Sammuri – più sono in grado di concentrarsi sul loro compito essenziale che è quello di pianificare, programmare e controllare, affidando all’esterno la conduzione dell’indotto generato. Per questo è apprezzabile la sottolineatura operata dal ministro del ruolo e dell’importanza degli Enti che vanno mantenuti in buona salute per assolvere ai compiti assegnatili. Uno sforzo collettivo sarebbe necessario – conclude il presidente di Federparchi – per assicurare loro sicurezza di funzionamento e piena integrazione nei programmi di sviluppo regionali e nazionali. In questo contesto va sottolineata la difficile situazione delle aree marine protette per le quali uno sforzo modestissimo in termini economici sarebbe vitale”.