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Famiglie italiane, cala la spesa agroalimentare nel 2016

12/12/2016 | Visioni
Flessione soprattutto per i prodotti proteici

La spesa delle famiglie per gli acquisti agroalimentari segna un’ulteriore lieve flessione nel terzo trimestre 2016 (-0,7%), che porta il dato complessivo dei primi nove mesi a -1,0% rispetto allo stesso periodo del 2015.

Il carrello della spesa degli italiani riflette lo scenario nazionale attuale e ancora una volta fa emergere sobrietà negli acquisti, attenzione al risparmio e scelte merceologiche guidate per lo più da aspetti salutistici. I consumi domestici rimangono ancora deboli, a fronte della tendenza positiva del reddito disponibile determinata dal miglioramento del mercato del lavoro e dalla stabilità dei prezzi al consumo. Aumenta la propensione al risparmio degli italiani, ma anche la distribuzione della ricchezza, con un incremento della quota di famiglie in condizioni di povertà.  

Per l'ultima indagine del Censis, di riflesso a tale situazione, sono sempre più evidenti le disuguaglianze sociali a tavola e le famiglie meno abbienti sono quelle che più accusano la difficoltà ad accedere agli alimenti con miglior valore nutrizionale. Solo nell'ultimo anno, ben 16 milioni di italiani hanno ridotto il consumo di carne, 10 milioni quello di pesce e 3,5 milioni quello di frutta e verdura fresche. Prodotti sostituiti spesso con surrogati meno nutrienti e che potrebbero apportare rischi per la salute.

Così, mentre una parte della società con reddito alto ricerca nel cibo elementi che garantiscano salubrità e che riflettano concetti e valori di eticità e rispetto per l'ambiente, un'altra parte della società -meno abbiente- si trova a fare tagli alla spesa alimentare, rinunciando spesso ad alimenti base della dieta mediterranea. 

Se nel 2015 si era registrato un lieve recupero della spesa per l'agroalimentare, i dati elaborati da Ismea sui risultati dei Panel Nielsen ("vendite presso la distribuzione" ed "acquisti delle famiglie"), evidenziano per questi primi nove mesi del 2016, una nuova contrazione della spesa. La tendenza degli acquisti in valore rimane negativa per molti comparti di analisi, soprattutto, ancora una volta, per i prodotti proteici che rappresentano ad oggi un terzo della spesa totale per l'agroalimentare.