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Famiglie, calano gli acquisti di drupacee

15/05/2017 | Agricoltura
Si comprano meno pesche e albicocche ma cambiano le dinamiche

La fotografia del comparto è stata presentata in occasione del Macfrut da Alessandro Borghi della Nielsen. L’indagine ha evidenziato che, in merito ai diversi canali acquista importanza il discount, passato dal 12,7 al 13,1%, rimane elevato il peso dei negozi al dettaglio di frutta e verdura (dal 13,5 al 13,7%) e si mantiene stabile la grande distribuzione con gli ipermercati fermi al 19,3% e i supermercati in leggero calo (dal 30,2% al 29,8%).

E vediamo i numeri; nel 2016 i volumi di drupacee acquistati in Italia sono diminuiti sia per una perdita del parco acquirenti, sia per una contrazione della quantità acquistata dalle famiglie, motivata dalla scelta di comprare prodotto di maggior qualità, quindi più caro, sacrificando la quantità. Le famiglie che l’anno scorso hanno acquistato drupacee sono calate del 2,2%, attestandosi a quota 19,1 milioni, i volumi acquistati sono diminuiti del 7,1%, arrivando a 355 milioni di chili, la spesa media per famiglia è stata di 32,05 euro (-1,5%) per una quantità media di 17,9 chilogrammi (-5,3%).

Complessivamente, per quanto riguarda le confezioni a peso imposto proposte dalla distribuzione italiana, il 40% delle vendite, in valore, ha interessato le pesche, il 26% le albicocche, il 19% nettarine, il 15% le susine. Il trend del comparto ha registrato una contrazione dell’8,1% in valore e del 13,2% in volume. Andamento opposto a quello mostrato dal settore frutticolo in generale, che sempre nel 2016, ha registrato un aumento in volume del 7,8% e in valore del 12,6%.

“Concludendo – ha sottolineato Borghi della Nielsen – nell’ultimo anno la categoria delle drupacee ha subito cali importanti sia per un allontanamento degli acquirenti, fortemente sbilanciati verso la parte anziana della popolazione, sia per una tendenza comune a comprare meno ma ad un maggior prezzo privilegiando una migliore qualità. Il rilancio del settore può passare dallo sfruttamento dei trend salutistici (destinati ad aumentare e di buon auspicio per tutta la frutta) e dalle richieste di naturalità, cercando una maggiore penetrazione nelle fasce più giovani, i consumatori del futuro con i quali confrontarsi”.