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Export agroalimentare, obiettivo 50 miliardi

06/05/2015 | Agricoltura
Il mese prossimo sarà presentata la strategia del Mipaaf

Sarà presentato a giugno il logo unico (e distintivo) dell’agroalimentare made in Italy. Lo ha annunciato il ministro Martina nel corso della visita a Tuttofood. L’inquilino di via XX Settembre ha rilanciato sull’obiettivo di raggiungere i 50 miliardi di export nel 2020 grazie ad un piano straordinario che partirà a giugno.

"Il piano- ha spiegato - è parte di una strategia articolata e seleziona tre fasce: i mercati consolidati, gli emergenti e i nuovi. Stiamo completando i vari tasselli di una strategia di riposizionamento e manifestazioni come Tuttofood che possono fare la differenza. L’Italia non può prescindere da una sinergia pubblico-privato”. Si parte dunque da un settore primario che vale il 15% del Pil con un export che raggiunge i 33 miliardi di euro. Ma la forza dell’agroalimentare italiano è testimoniata anche dalle tendenze dei vari Paesi.

Ma ogni mercato è diverso dagli altri e occorre saper riconoscere in fretta le peculiarità di ciascun paese. Se in Francia e Germania, paesi in cui siamo storicamente forti, oggi i consumatori richiedono specialità sempre più ricercate, come la burrata o l’olio tartufato è perché c’è un diverso grado di conoscenza e di maturità dei consumatori che vogliono prodotti che si prestano a un cooking raffinato e internazionale.

In Cina, dal canto suo, la sfida è coniugare la quantità con la qualità, dato che il nuovo benessere e la tenuta del renminbi hanno posto le basi per una nuova “borghesia alimentare” che non si accontenta più di proteine vegetali.  Il target, oggi, è quello dei 30-40enni colti e con elevato potere d’acquisto, che viaggiano in Occidente e sanno valutare la differenza tra una specialità originale e un’imitazione.

In India il brand Italia è sinonimo di qualità e di status. Tra i prodotti più promettenti ci sono i formaggi: sconosciuti fino a poco tempo fa al mercato indiano per ragioni climatiche, oggi sono sempre più popolari al punto che il grana padano rappresenta da solo il 25% del valore delle importazioni dall’Italia.

Più complesse le esigenze dei mercati medio-orientali. La forte presenza di ristoranti italiani ha contribuito a innalzare la consapevolezza nei consumatori. I cibi italiani sono più genuini e naturali di molti altri ed i clienti lo apprezzano molto. Gli operatori italiani, però, devono “modellare” la propria offerta tenendo conto delle specificità dei diversi mercati