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Expo, piante contro erosione del suolo

10/07/2015 | Realtà locali
Una start up trentina bonifica i territori e lotta contro il dissesto idrogeologico con le piante

Arriva ad EXPO la start-up che bonifica i territori e lotta contro il dissesto idrogeologico con le piante. Durante l’inaugurazione del Padiglione trentino, Bio Soil Expert, una giovane start-up nata tra le mura di Progetto Manifattura, l’incubatore specializzato in imprese green, ha presentato le sue soluzioni innovative per il pianeta, tra tutte il sistema Erosion Control, che utilizza micro-ecosistemi di piante erbacce che, abbinati a microorganismi del suolo, possono sviluppare apparati radicali folti e resistenti in grado di contrastare l’erosione superficiale di suolo.

«Curiamo la terra con la terra: niente additivi chimici o grandi opere d’ingegneria. Minimo impatto, minimo costo», ha sintetizzato Alberto Ferrarese, uno dei fondatori di Bio Soil Expert. Che prosegue: "Ad oggi stiamo applicando Erosion Control in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e anche Trentino". C’è tantissima domanda per questo tipo di prodotto, specie dalle pubbliche amministrazioni che si trovano sempre di più ostaggio dell’erosione dei suoli e dei costi elevati per la messa in sicurezza del territorio.

In questo modo le piante non fungono solo come dispositivo di messa in sicurezza dal dissesto ma anche svolgono una funzione di mitigazione ambientale, in particolare in riferimento delle emissioni di Co2. «Ogni pianta del sistema ha la capacità di assorbire fino a 3kg di anidride carbonica», spiega Ferrarese.

In Italia il fenomeno dell’erosione "accelerata" del suolo è in crescita e, in meno di 20 anni, il 16% delle campagne è stato cancellato. La cementificazione selvaggia ha soppiantato oltre 2 milioni di ettari di terreno coltivati. L’erosione del suolo nel nostro Paese non fa che aggravare una situazione già allarmante. L’Italia, tra alluvioni, frane, smottamenti, è infatti ad altissimo rischio idrogeologico, un pericolo che coinvolge quasi l’82% dei Comuni.

L’obiettivo è soprattutto quello di ridurre l’impatto ambientale delle cosiddette “perdite dirette” di pesticidi, da cui secondo alcuni studi dipende più del 50% dell’inquinamento da essi causato: fuoriuscite in fase di riempimento delle botti, perdite dei macchinari adibiti allo spargimento, residui non pompabili, acque di lavaggio e risciacquo. “Il nostro obiettivo è provare a sostituire le classiche tecniche d’ingegneria ambientale con le piante: una questione prima di tutto culturale che fa ancora un po’ fatica a farsi strada”.