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Etichettatura di carne e latte, non tutti sono favorevoli

08/07/2016 | Normativa
Obbligo di indicazione dell’origine temporaneo e sperimentale

Ci sono reali speranze che presto in Italia potrà essere reso obbligatorio indicare l’origine del latte e dei prodotti trasformati a base di latte. Il provvedimento legislativo inviato a Bruxelles per ottenere il via libera è ancora in attesa di risposta, ma le speranze italiane sono concrete perché la  Commissione ha rilasciato benestare all’analogo provvedimento portato avanti dal Governo francese. Via libera, dunque, alla richiesta da parte della Francia di sperimentare per due anni un regime di etichettatura di origine obbligatoria per il latte, e per latte e carni utilizzate come ingredienti nei prodotti alimentari preconfezionati.

La richiesta era stata presentata dal Governo francese prima di quella italiana per cui un analogo parere positivo per la proposta italiana è atteso a breve termine. Entrambi i provvedimenti, prevedono che l’obbligo di indicazione dell’origine sia a carattere temporaneo e sperimentale per verificare l’impatto sui consumatori e sui produttori. Il ministro dell’agricoltura transalpino, Stéphane Le Foll, ha inviato il decreto autorizzato da Bruxelles alla Corte dei Conti che dovrà esprimersi entro due mesi.

L’obiettivo è far entrare in vigore la norma il 1° gennaio 2017. “Le modalità precise di attuazione – precisa il ministero francese -saranno decise nell’estate con la consultazione delle associazioni di categoria e dei consumatori”.

Tutto bene, dunque? In realtà, no. In Italia non sarà facile portare avanti il provvedimento in quanto Federalimentare ha già espresso severe critiche. In particolare il presidente di Federalimentare, Scordamaglia ha dichiarato: “L'industria alimentare italiana è da sempre favorevole alla massima trasparenza in etichetta verso il consumatore anche sull'origine della materia prima. Riteniamo però che i decreti come quello francese o quello italiano che in materia di etichettatura impongono regole nazionali e non uniformi a livello europeo siano una sconfitta per tutti. Una sconfitta frutto della latitanza di una Commissione che ormai si priva di qualsiasi potere ed utilità ed addirittura del suo ruolo chiave di custode dei Trattati europei che stanno alla base dell'Unione. Una Commissione che farebbe bene, ad andare a casa prendendo atto della propria incapacità anche solo di emanare un semplice atto di esecuzione (del Regolamento 1169) che in tema di origine avrebbero posto tutti i produttori europei consumatori sullo stesso piano, proteggendo in primis proprio questi ultimi”.