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Estremo oriente, il sogno dell'Italia dell'ortofrutta

27/09/2019 | Agricoltura
Servono nuove prospettive per i nostri produttori

L’Estremo Oriente è ormai diventato la nuova sfida dell’export italiano di ortofrutta. La persistente chiusura della Russia, con 5 lunghi anni di blocco, ha di fatto immobilizzato il mercato europeo. Il resto lo fanno i nuovi competitor, a partire dalla Polonia, anche grazie al climate change che sta rendendo possibili colture che fino a pochi anni fa erano appannaggio tipicamente mediterraneo.

L’export italiano di ortofrutta è ora in sofferenza e non sembrano esserci tante vie d’uscita praticabili. La soluzione ci sarebbe, è la Cina. Ed è lì che si stanno concentrando le attenzioni dei più grandi produttori. L’ostacolo più fastidioso è la burocrazia; è necessario un intervento diplomatico per superarla, come fu per il kiwi. 

Il settore oggi soffre maledettamente. Il dossier pere in Cina è fermo, niente all’orizzonte per le mele, transit time troppo lungo per le  arance senza la ferrovia o le navi stiva (il protocollo in vigore per l’arancia rossa va migliorato o si rischia di far arrivare al consumatore asiatico un prodotto marcito, per via dei tempi lunghi sulle navi-container).