Beta version

Emendamento: sì ai soci in società professionali, ma solo minoritari

01/03/2012 | Normativa
Si potranno costituire società interprofessionali. La soddisfazione degli agrotecnici.

Il decreto sulle liberalizzazioni, in base anche alle previsioni della vigilia, rimane uno degli scogli più ostici per le manovre del governo Monti.

Il cosiddetto “Decreto Crescitalia”, nome suggerito dallo stesso presidente del Consiglio, cioè il decreto legge 24 gennaio 2012 n. 1 pubblicato sul supplemento ordinario numero 18 alla Gazzetta ufficiale numero 19 del 24 gennaio 2012, ha difficoltà – alla prova dei fatti – a rompere assetti ormai radicati nel mondo del lavoro, grazie anche alla strenue resistenza degli organismi professionali.

Così, lo abbiamo visto nei giorni scorsi, non mancano dietro-front o ammorbidimenti dell’ultima ora. Con un emendamento, che istituisce l’articolo 9-bis al decreto legge del 24 gennaio 2012 n. 1, il governo ha ad esempio colto la maggior parte delle richieste degli Ordini professionali in tema di “società professionali”, modificando l’articolo 10 della legge numero 183/2011 (la legge di stabilità).

A meno di sorprese dell’ultimo minuto - abbastanza improbabili perché l’emendamento è presentato dallo stesso governo - le società professionali si faranno. E potranno avere anche soci terzi di puro capitale, benché la loro partecipazione sarà limitata ad un terzo del capitale e comunque ad un terzo dei voti sociali, quindi in misura assolutamente minoritaria.

La decisione del governo interessa anche gli agrotecnici, soddisfatti per l’emendamento che viene definitivo “una vera svolta” dall’Ordine professionale, visto che in precedenza, alla richiesta del Collegio nazionale degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati di modificare l’articolo 10 della legge n. 183/2011, era sempre stato risposto negativamente.

Roberto Orlandi, presidente del Consiglio nazionale di categoria, sottolinea la propria soddisfazione per la scelta del governo che giunge – ricorda – “di buon auspicio in vista dell’imminente grande manifestazione del 1 marzo prossimo, il “Professional day”.

Un evento che coinvolgerà decine di migliaia di professionisti, collegati via satellite da 156 città italiane, con la manifestazione principale che si svolgerà a Roma, all’Auditorium della Conciliazione. Le modifiche alle società professionali introdotte dal governo produrranno un effetto particolare: quello di rendere sostanzialmente possibile la costituzione di sole “società professionali cooperative”.

E sembra averlo ben capito la Lega Coop, che lo scorso 27 febbraio, con una fortunata tempistica, ha organizzato a Roma un convegno sul tema, presente il sottosegretario alla Giustizia Andrea Zoppini. Gli organismi di categoria ricordano che l’emendamento del governo limita la partecipazione del socio terzo di capitale al 33% delle quote di partecipazione (ovvero, in alternativa, al 33% dei voti sociali), con l’ovvia conseguenza che il restante 67% di capitale deve essere apportato dai soci professionisti i quali, dovendo comunque provvedere economicamente per la maggior parte, non si vede quale necessità abbiano di capitale terzo.

In altre parole: se i soci professionisti hanno poco capitale proprio, quello apportabile dal socio terzo sarà ovviamente bassissimo, rendendo l’apporto stesso irrilevante e perciò inutile. Se invece i soci professionisti dispongono di molto capitale, quello del socio terzo potrà essere di conseguenza anche rilevante, però se i soci professionisti sono già di per se stessi “capitalizzati” non si vede quale necessità abbiano di capitale terzo, anche in questo caso rendendone l’apporto stesso inutile. Completamente diverso è il caso delle cooperative, la cui legislazione è già ora perfettamente aderente all’emendamento governativo.

Infatti le regole societarie delle cooperative prevedono due figure di soci: quelli “lavoratori” (che nel nostro caso equivalgono ai “soci professionisti”) e quelli “sovventori” o “finanziatori”. Questi ultimi possono portare alla cooperativa qualche somma, senza particolari limiti (se non quelli stabiliti dalla Banca d’Italia in relazione al patrimonio sociale), ma in ogni caso i loro “voti sociali”, a prescindere dall’entità del “capitale apportato”, sono limitati complessivamente ad un terzo al massimo dei voti per “soci professionisti”, così realizzando perfettamente la condizione prevista dal governo. Che così ha spianato la strada allo sviluppo impetuoso delle “cooperative fra professionisti”.

Un sistema che gli agrotecnici e gli agrotecnici laureati conoscono bene, avendo già da molto tempo sperimentato le “cooperative professionali”, sia pure costretti ad uno slalom giuridico fra i divieti per ottenere le omologhe. La prima “cooperativa professionale” di agrotecnici – ricorda una nota del Collegio nazionale - risale infatti al 1993 ed è stata antesignana per davvero, avendo anticipato di 18 anni ciò che poi sarebbe effettivamente avvenuto. Un’intuizione non frutto del caso, ma delle necessità di aggredire in maniera più incisiva il mercato dei servizi professionali di alto livello. Secondo il presidente nazionale Roberto Orlandi “gli agrotecnici non sono pronti, ma bensì prontissimi ad affrontare il nuovo sistema, avendone già da tempo la leadership, perlomeno nel settore tecnico”.