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Ecco il check up sull'agricoltura 2012

02/08/2012 | Agricoltura
Il documento redatto da Ismea evindezia l'arretramento delle aziende agricole.

Sono preoccupanti i risultati cui giunge il "Check up sull'agricoltura italiana" dell'Ismea. Il primo dato riguarda la remunerazione per i beni alimentari. Se nel 2000 le aziende agricole riuscivano a trattenere il 26% delle somme spese nell'acquisto di beni alimentari, alla fine del 2009 la quota destinata ai produttori è scesa al 20%, mentre gli altri attori della filiera hanno visto crescere le proprie entrate.

Logistica, distribuzione e vendita assorbono, quindi, il 73% del costo sostenuto dall'acquirente. Al netto delle spese inevitabili e degli aiuti comunitari, è stato calcolato che i coltivatori italiani guadagnao il 47% in meno rispetto all'anno di grazia 2000. Da dove viene un divario così tremendo?

Secondo Ismea dalla forbice tra prezzi cui i produttori riescono a vendere ed i costi di produzione. Negli ultimi dieci anni, ricordano da Via Nomentana, i prezzi di vendita dei generi agricoli sono cresciuti dell'1,8% mentre i costi sfiorano il 3%. Il divario tra entrate e uscite, quindi, si spiega così.

Ad aggravare il tutto ci si sono messi anche gli italiani, che comprano meno di dieci anni fa (circa un punto e mezzo). Evidentemente la crisi ed il caro vita si sono fatti sentire. L'unica nota positiva viene dall'export, che ha continuato a recitare un ruolo di primo piano a livello mondiale, con interlocutori privilegiati come Svizzera e Stati Uniti. Rimane ancora molto da fare, invece, nei paesi emergenti.