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Doha: Europa e Turchia “fossili del giorno”

10/12/2012 | Ambiente

Accordo al ribasso e nessun particolare vincolo per gli Stati. Anche perché non c'è unità di intenti. Un'occasione sprecata.

La 18esima conferenza Onu sul clima a Doha, in Qatar, boccia Ankara, eleggendo la Turchia “fossile del giorno”, riconoscimento meno ambito dai negoziatori impegnati nell’evento. Il governo Erdoğan bocciato perché punta su carbone, nucleare e centrali idroelettriche che mettono a rischio il patrimonio ambientale.

Nel mirino di oltre 700 organizzazioni governative che, dal 1999, giudicano le performance quotidiane dei negoziatori, ci sono stati anche altri bersagli: Usa, Giappone, Canada, Polonia e Nuova Zelanda. L’undicesimo e penultimo trofeo è toccato, però, anche all’Unione europea, finora piuttosto apprezzata dagli ambientalisti per la sua strenua difesa della sopravvivenza del protocollo di Kyoto, l’unico strumento internazionale vincolante per la riduzione delle emissioni di gas serra.

L’Europa è stata bocciata per l’atteggiamento troppo passivo di fronte alla Polonia che non vuole rinunciare ai diritti di emissione acquisiti 15 anni fa, a Kyoto, in nome del bene comune. Per quanto riguarda la Turchia, la motivazione è nel fatto che sia il quarto maggiore Paese al mondo in termini di miniere di carbone. Per di più, il suo ministero dell’Energia ha annunciato il 2012 come “anno del carbone”, hanno spiegato gli esperti. Ankara non ha ancora neppure stabilito un obiettivo di riduzione dei gas serra, come prevedrebbe invece il protocollo di Kyoto. Le preoccupazioni degli ambientalisti riguardano la svolta nucleare fortemente voluta dal governo di Erdoğan (la prima centrale sorgerà ad Akkuyu, nella provincia meridionale di Mersin affacciata sul Mediterraneo, affidata alla compagnia russa Rosatom, che dovrebbe completarla entro il 2019 con un costo di 20 miliardi di dollari).

Ma anche nuove dighe e centrali idroelettriche che rischiano di distruggere il patrimonio ambientale e archeologico in diverse aree del Paese (come a Hasankeyf, nel cuore della Mesopotamia). Nonostante, nei pur pochi sondaggi d’opinione effettuati sul tema, emerga una maggioranza di contrari nella popolazione turca. Va infatti tenuto presente che la Turchia è un Paese di terremoti.