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Disoccupazione,l'allarme di Napolitano

09/05/2014 | Visioni
Preoccupante la perdita nell'ultimo quinquennio, soprattutto degli over 50

Il presidente della Repubblica rinnova l’allarme disoccupazione: "Preoccupante la perdita nell'ultimo quinquennio, in percentuale maggiore nel Mezzogiorno, di quasi un milione di posti: al fenomeno sempre piu' allarmante della disoccupazione giovanile si e' aggiunto quello dei cinquantenni espulsi dal mondo del lavoro con il rischio di alimentare gravi fratture sociali".

Inoltre Napolitano nel messaggio inviato al XVII Congresso della Cgil afferma: "I segnali di ripresa appaiono ancora fragili e incerti: occorre consolidarli gettando le basi di una crescita forte e duratura, che puo' essere frutto solo di scelte coraggiose e di politiche pubbliche riformatrici capaci di aggredire in profondita' i principali fattori che ostacolano lo sviluppo".

Di fronte alla difficile situazione economica "e' indispensabile che tutte le forze sociali si impegnino in modo convergente per la realizzazione di obiettivi comuni". "La lunga e grave crisi economica e finanziaria di questi anni ha avuto effetti molto pesanti sul tessuto economico e sociale del nostro Paese - scrive il presidente della Repubblica nel messaggio al segretario generale della Cgil - determinando un sensibile indebolimento del sistema produttivo e il vero e proprio impoverimento degli strati piu' vulnerabili della popolazione".

Secondo gli ultimi dati Istat il tasso di disoccupazione aumentera' al 12,7% nel 2014 (5 decimi in piu' rispetto al 2013). Un lieve miglioramento dell'indicatore e' atteso per la seconda meta' dell'anno in corso, con il tasso che nel 2015 e' previsto al 12,4%. Nel 2013 in Italia la quota dei disoccupati di lunga durata e' risultata la piu' elevata tra i principali paesi europei, con un crescita rispetto all'anno precedente di circa 6 punti percentuali. Anche l’Istat fornisce delle previsioni economiche, sia per il 2014 che per il 2015, in linea con quelle fornite dall’Ocse.

Nel 2014 il Pil in termini reali salira' dello 0,6%, mentre nel 2015 e' prevista una crescita dell'1,0%. Il governo nelle ultime stime ufficiali indicava +0,8% per il 2014 e +1,3% per il 2015. I consumi delle famiglie si prostettano anch’essi in crescita, tornado positivi nel 2014. Il potere d'acquisto delle famiglie, ovvero il loro reddito reale, risale dopo sei anni consecutivi in calo.

L'Istat spiega come l'ultimo rialzo fu registrato nel 2007. Il potere d'acquisto resterebbe sopra lo zero anche nel 2015 e nel 2016, spingendo i consumi. E gli 80 euro in piu' in busta paga produrranno un ''effetto minimo positivo'' sui consumi nel 2014, previsti in ripresa dello 0,2%. Nel 2014 e' attesa una ripresa significativa dei tassi di crescita degli investimenti (+1,9%) che si consoliderebbe nel 2015 (+3,5%) e nel 2016 (+3,8%). La crescita dell'economia deriverebbe dagli investimenti, mentre la spinta prodotta dai consumi sarebbe ''minima''.

La crescita della spesa delle famiglie e' prevista raggiungere l'1% nel 2016. Quindi la ripresa dei consumi a partire dal 2014 sarebbe sostenuta, prevalentemente da un incremento del reddito disponibile nominale, in parte alimentato dalle misure fiscali a favore dei redditi da lavoro dipendente. Il reddito disponibile e', infatti, previsto crescere in misura superiore all'inflazione al consumo e ''il potere d'acquisto delle famiglie tornerebbe a migliorare per la prima volta dal 2007''. Quanto ai prezzi, nella media di quest'anno l'inflazione risulterebbe inferiore al punto percentuale, con un aumento del deflatore della spesa delle famiglie residenti pari allo 0,7% (in riduzione di 6 decimi di punto percentuale rispetto al 2013).

Nel 2015, prosegue, ''si dovrebbe concretizzare una ripresa relativamente piu' significativa della dinamica dei prezzi, con una crescita del deflatore della spesa delle famiglie pari in media d'anno all'1,3%''. Passando al tasso di risparmio, si consoliderebbe intorno ai livelli registrati nel 2013, quando la propensione a mettere da parte per il totale delle famiglie e' risultata pari a 12,9% (11,6% nel 2012).