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Decreto Cultura, l'insoddisfazione degli esercenti del turismo

26/05/2014 | Visioni
Dibattito aperto sul credito d’imposta del 30% previsto per gli investimenti

«L’Italia che cambia verso sui temi del turismo non va del tutto nella giusta direzione. È positivo che finalmente siano state previste incentivazioni per favorire investimenti sul recupero dei beni artistici e per migliorare le strutture ricettive; peccato però essersi dimenticati di un settore importante e strategico, come quello della ristorazione, che costituisce elemento essenziale dell’offerta turistica, secondo motivo, dopo le ricchezze artistiche, che incide sulla scelta dell’Italia quale destinazione da parte dei turisti stranieri e primo motivo per il quale Vi ritornano, perno di Expo 2015».

È questo il commento del presidente di Fipe-Confcommercio, Lino Stoppani, all’indomani del Dl Cultura. Il testo governativo prevede, fra le varie agevolazioni, anche la concessione di crediti di imposta sia per le spese sostenute nel settore ricettivo per la digitalizzazione, sia per quelle sostenute dagli alberghi per la ristrutturazione degli immobili e la riqualificazione energetica.

Secondo Fipe, non estendere questi benefici anche ai pubblici esercizi significa mettere un limite al rilancio dell’economia del Turismo e costituisce grave errore strategico. «Ci dispiace registrare – continua Stoppani – una evidente contraddizione e ingiustizia tra chi effettua somministrazione all’interno di una struttura ricettiva, che potrà beneficiare del doppio credito d’imposta del 30% previsto per gli investimenti, rispetto a chi esercita la stessa attività in un tradizionale pubblico esercizio».