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Decreti: meno sussidi al fotovoltaico, più alle biomasse

12/04/2012 | Energia
Cambia completamente il quadro degli incentivi per le rinnovabili. Sarà penalizzato il fotovoltaico.

Due decreti interministeriali, firmati dai ministri Catania, Clini e Passera, ridisegnano la torta dei sussidi economici alle energie rinnovabili.

Il fotovoltaico avrà meno fondi, causa la crescita più sostenuta in questi anni rispetto alle altre fonti alternative (e con tecnologie per lo più di importazione), mentre più risorse economiche andranno a favore delle biomasse, del geotermico e dell’idroelettrico. Si assiste quindi ad un riequilibrio che garantisce anche un incremento dei fondi (dai nove miliardi l’anno fino al 2020 si passerà a dodici miliardi, ma non ai quindici previsti dalla precedente normativa).

Dei tre miliardi in più, il grosso andrà, appunto, a biomasse, geotermico e idroelettrico, 500 milioni al solare. Mentre degli attuali nove miliardi, sei sono destinati al solare e tre miliardi al non solare. L’esecutivo, in sostanza, ha deciso di riportare il sistema di incentivazione, finora “sovradimensionato e non selettivo”, come l’ha definito il ministro Catania, ai livelli europei, anche se altrove – come in Spagna – s’è assistito a scelte drastiche, cioè al taglio di ogni sussidio.

Le novità entreranno in vigore entro ottobre per il fotovoltaico e dal 2013 per le altre fonti. L’auspicio, grazie ai tre miliardi risparmiati, è che si ponga un freno alle impennate delle tariffe elettriche, specie dopo l’aumento del 10 per cento suddiviso in due tranche dall’Autorità per l’energia.

“Non ci saranno più effetti gradino verso l’alto – assicura il ministro Passera. Il riequilibrio dovrebbe garantire ulteriore spinta al settore, tanto da superare gli obiettivi europei: già oltrepassato il 20%, si prevede un 35% italiano nel 2020. Non mancano tuttavia le critiche per i due decreti.

La Cgil, attraverso il proprio responsabile nazionale energia, Antonio Filippi, così commenta il taglio di tre miliardi l’anno: “Un ennesimo cambiamento, il quarto in quattro anni, che rischia seriamente di mettere il settore in ginocchio. La precedente normativa prevedeva invece un incremento di sei miliardi all’anno, adesso il taglio maggiore viene applicato al solare fotovoltaico, con un meno 35%, e in misura minore alle altre fonti rinnovabili per un meno 15%. Prevedere che anche piccoli impianti (12kw) debbano obbligatoriamente iscriversi al registro è un appesantimento burocratico che va in forte contraddizione con la volontà dichiarata dal governo di semplificare l’economia – continua il delegato sindacale. La Cgil, ricorda il sindacalista, “ha sempre dichiarato la disponibilità a prevedere incentivi a scalare nel tempo, per equilibrare il mercato rispetto all’abbassamento dei costi fino alla ‘grid parity’ e cercare di evitare le speculazione economiche. Ma intervenire costantemente sul fragile sistema senza mai rispettare gli impegni precedenti, può far saltare veramente le prospettive di sviluppo e di crescita dell’unico settore industriale che aumenta l’occupazione”.

Sulla stessa linea il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, il quale sottolinea che “anche questo governo si conferma nemico delle rinnovabili e dell’innovazione nel settore dell’energia”. “E’ evidente il mancato confronto con le associazioni e le aziende del settore – evidenzia Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente. “Nei decreti ministeriali c’è qualche passo avanti, ma si rischia di bloccare lo sviluppo delle fonti pulite con i tetti annui alle installazioni, il complicato sistema delle aste e l’obbligo dei registri per gli impianti che tolgono ogni certezza agli investimenti”. Per Zanchini “occorre rivedere i decreti con una regia che deve coinvolgere anche il Gse e l’Autorità per l’energia, in modo da evitare che la pressione dei grandi produttori termoelettrici abbia il sopravvento, ma soprattutto occorre intervenire sui registri previsti per gli impianti e sui tetti annui alle installazioni, che impediscono ogni certezza agli investimenti, tanto da rendere assolutamente utopistica la promessa del ministro Passera per cui dovremmo anticipare gli obiettivi europei al 2020’’.

Legambiente, annuncia una mobilitazione il prossimo 18 aprile davanti a Montecitorio insieme alle aziende e alle associazioni delle rinnovabili. Difende il decreto il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini: “Le fonti rinnovabili sono la prima e vera misura di liberalizzazione – ha detto al videoforum di Repubblica Tv mettendo in evidenza che il sistema elettrico italiano è “ancora un sistema di monopolio per quanto spezzato dalle diverse imprese” perché è “incardinato su una stessa infrastruttura: la grande rete di distribuzione”.

Per il ministro dell’Ambiente l’introduzione delle fonti rinnovabili nel sistema elettrico, invece, “sta provocando un effettivo processo di liberalizzazione che, come abbiamo visto, sta mettendo in difficolta l’Enel” perché “il primo a dire ‘attenzione stiamo entrando in una situazione critica’ è stato il presidente dell’Enel”.