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Decrescita contro crescita sostenibile: un match a Roma

22/01/2013 | Visioni
Quale strategia seguire per crescere rispettando l'ambiente? Si fa strada la "decrescita felice", che tiene conto dei limiti dei pianeta.

Decrescita versus crescita sostenibile: ne hanno discusso il 18 gennaio i giornalisti Andrea Bertaglio (il Fatto quotidiano, Movimento per la decrescita felice) e Jacopo Giliberto (Il Sole 24 ore, portavoce ministro per l’Ambiente Clini) nel “match” organizzato da Giornalisti nell’Erba presso lo Spazio_Europa di Roma (spazio pubblico gestito dall’Ufficio informazione per l’Italia del Parlamento europeo e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea).

Il dibattito, moderato dal direttore di Giornalisti nell’Erba Paola Bolaffio, è stato aperto da Anguel-Konstantinov Beremlinsky dell’Ufficio stampa e media della Commissione europea e introdotto dalla linguista Francesca Dragotto dell’Università di Roma Tor Vergata, che ha esplorato la “sostenibilità linguistica” dell’“insostenibile semantico” insito nel concetto di “decrescere per crescere” ripercorrendo origini, storia e fortuna del termine decrescita nelle diverse lingue europee e notando come in italiano decrescita , nonostante il prefisso privativo, negli ultimi anni ha acquisito valore positivo rispetto a crescita.

“E chissà che nella lingua non si riesca a preconizzare il futuro della sostenibilità “, ha concluso Dragotto. Bertaglio e Giliberto si sono quindi “affrontati” prendendo due posizioni diverse: l’inversione di tendenza rispetto ai modelli di produzione e consumo versus una crescita economica che tenga conto delle risorse a disposizione. Bertaglio ha illustrato il concetto di decrescita: “adottare uno stile di vita che tenga conto dei limiti del pianeta , perché la crescita economica come l’abbiamo sempre intesa non è più possibile”.

Giliberto ha esposto invece le ragioni della crescita improntata allo “sviluppo sostenibile”, con l’uso delle tecnologie più aggiornate che consentono di risparmiare risorse ed energia. “Non possiamo negare ai Paesi in via di sviluppo il diritto alla crescita – ha detto Giliberto – ma possiamo fare in modo che sia sostenibile: è possibile con le nuove tecnologie”. “La crescita di cui discutiamo però è essenzialmente economica – ha ribattuto Bertaglio – e anche se la nostra società punta alla crescita, c’è una diffusa insoddisfazione e le cose non sembrano andare per il verso giusto. La decrescita non è sinonimo di recessione: è la presa di coscienza che abbiamo raggiunto dei limiti e occorre andare per gradi verso una nuova economia, un po’ come mettersi a dieta quando si ha il colesterolo troppo alto”.

A sostegno delle loro posizioni i giornalisti hanno portato diversi esempi concreti tratti dalle cronache ambientali e non solo. Il dibattito è proseguito nella tavola rotonda con gli interventi di Cusimano, Alberto Fiorillo (giornalista, portavoce di Legambiente), Tullio Berlenghi (scrittore, esperto di diritto ambientale), Simona Falasca (direttore di GreenMe.it), Stefano Piroli (Labter green point, Palazzo Verde, Genova). Interpellato sui reali limiti della “crescita” che il pianeta ci impone, il climatologo Paolo Ruti dell’Enea ha spiegato che “i cicli naturali, come quello dell’acqua, consentono di pensare in termini di rinnovamento infinito delle risorse, ma esiste comunque una dispersione, un consumo del territorio”.

Claudia Cusimano, 11 anni, blogger e attivista ambientale nonché corrispondente gNe dalla Sicilia, ha chiesto a Bertaglio e Giliberto a chi dei due piacesse di più la notizia della realizzazione di una casa interamente fatta con materiali di scarto di industrie e cantieri a Brighton. A lei è piaciuta, ma non troppo: “preferirei che non ci fossero proprio rifiuti da riciclare” . Un punto in più a Bertaglio e alla decrescita. Altro punto a favore, viene segnato da Tullio Berlenghi, applauditissimo: in un grafico in cui compaiono crescita economica e benessere, le due linee vanno insieme verso l’alto solo fino ad un certo punto, un punto che noi, nei Paesi “sviluppati” abbiamo già superato. Si è parlato anche delle “alternative possibili” di essenzialità: Jerome Benveniste (oceanografo, senior advisor Esa-Agenzia spaziale europea) ha parlato dell’”economia del marinaio” e dell’”economia dell’astronauta”, “ottimi laboratori, palestre per sperimentare menopermenofapiù ”, mentre Roberto Salustri ha illustrato l’ “economia del contadino”, il movimento Transition Town e il social network Wiser.org , che dal 2007 connette in tutto il mondo persone che lavorano “concretamente” sui temi dell’ambiente: “cerchiamo un metodo che ci permetta di trovare diverse soluzioni, perché non ne esiste una sola che vada bene per tutti”.

Tommaso Orazi (attivista ambientale, candidato per la Rete dei Cittadini) ha raccontato la propria esperienza di decrescita domestica: solo due sacchetti di rifiuti indifferenziati prodotti in un anno, obiettivo “necessario, perché ogni volta che buttiamo qualcosa violentiamo un territorio”; ci è riuscito compostando i rifiuti umidi e comprando direttamente dai produttori, per evitare gli imballaggi più inquinanti.

Sergio Ferraris (giornalista scientifico) ha dato qualche numero sul “sogno” dell’economia ambientale, un’analisi su quanto di autentico green ci sia nelle scelte raccontate come sostenibili dalle aziende all’interno del rapporto di Symbola e, tanto per dirne uno, il numero, nel mondo finanziario, del rapporto tra i derivati e il pil mondiale: nove volte i primi rispetto al secondo”.

“Mi sembra che la prospettiva dell’efficientamento sia la sintesi su cui possiamo trovare un accordo - ha osservato Marco Fratoddi , direttore di La Nuova Ecologia. Mario Notaro, editore di GreenMe.it, ha poi consegnato il Premio Pai 2012 (Personaggio Ambiente Italia) ad Alessio Ciacci, assessore all’Ambiente del Comune di Capannori, prima città d’Italia ad aver raggiunto l’obiettivo “Rifiuti zero”: non manda nulla in discarica.