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In crescita i crimini alimentari, colpito il Made in Italy

16/01/2015 | Agricoltura
L'italian sounding sempre più bersaglio ed ora internet complica le cose.

Sembrano poco efficaci i rimedi contro agromafie, l’Italian Sounding e la vendita di falsi prodotti agroalimentari italiani tramite e-commerce. Dal rapporto 2015 sull'argomento, prodotto da Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, risulta che il business dell’agromafia è cresciuto del 10 per cento in un anno e ha raggiunto i 15,4 miliardi di euro nel 2014.

L’Italian Sounding, ovvero la produzione con materiali scadenti e secondo procedure non certificate di prodotti alimentari, che richiamano nel nome quelli del reale Made in Italy, secondo il Terzo Rapporto Agroamafie - potrebbe adesso superare gli oltre 60 miliardi. Una reale minaccia di pericolo arriva dall’e-commerce: l’incremento nel nostro Paese è stato del 17% rispetto all’anno precedente, per un peso economico pari a 13,2 miliardi di euro, con il settore agroalimentare che si colloca al secondo posto nelle vendite online con una quota del 12%.

Accanto ad esperienze positive di successo la Rete viene usata spesso come rifugio sicuro e diviene uno dei canali ideali per la diffusione dell’Italian sounding. Ecco allora in vendita su Internet il kit per il vino liofilizzato “Fai da te” con false etichette dei migliori vini Made in Italy, ma anche il kit per il falso Parmigiano Reggiano, il falso Pecorino Romano ed altri celebri formaggi nostrani come la mozzarella, la ricotta e l’Asiago.

Le confezioni di questi “Cheese kit” contengono polveri, recipienti, termometri, colini ed altri oggetti, con le istruzioni per la preparazione. Agli acquirenti viene garantito di ottenere i diversi formaggi tipici italiani in tempi brevi che variano dai 30 minuti ai due mesi. Diffusi in Nuova Zelanda, Australia e Canada, questi kit presentano etichette che richiamano il tricolore ed utilizzano la denominazione “Italian Cheese”. Tra gli alimenti per i quali si riscontrano frodi più frequenti ci sono i prodotti tipici della tradizione locale e regionale (32%), i prodotti Dop e Igp (16%) ed i semilavorati (insaccati, sughi, conserve, ecc.,12%). Tra le categorie contraffatte il primato negativo spetta ai formaggi Dop; seguono le creme spalmabili e i salumi.

Il rapporto sui crimini agroalimentari evidenzia inoltre la penetrazione delle organizzazioni malavitose nell’economia legale. In particolare quello della ristorazione è uno dei settori maggiormente appetibili. Lo studio segnala che sono almeno 5.000 i locali della ristorazione nelle mani della criminalità organizzata nel nostro Paese. Infine si segnala il money dirtying, fenomeno esattamente speculare al riciclaggio nel quale i capitali sporchi affluiscono nell’economia sana. Si chiarisce che nel money dirtying sono i capitali puliti ad indirizzarsi verso l’economia sporca. Ad oggi viene, infine, precisato che almeno un miliardo e mezzo di euro transitano sotto forma di investimento dall’economia sana a quella illegale ovvero circa 120 milioni di euro al mese, 4 milioni di euro al giorno.