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Convegno a Brescia: terreni e assedio del cemento

30/11/2012 | Realtà locali
Ogni giorno in Italia si consumano 100 ettari di suolo agricolo e la Lombardia è una delle regioni in testa alla lista.

Ogni giorno in Italia si consumano 100 ettari di suolo agricolo e la Lombardia è una delle regioni in testa alla lista (in provincia di Brescia i terreni coltivabili si sono ridotti del 14 per cento dal 1999 al 2009). E le leggi italiane, purtroppo, continuano a lasciare i terreni coltivabili in balia del cemento.

In Lombardia, la legge regionale 25 del 28 dicembre 2011 concede notevoli deleghe ai Comuni, finendo per peggiorare le cose. Questi i delicati temi al centro del convegno nazionale che s’è svolto a Brescia presso la Camera di commercio di via Einaudi. “Il fondo rustico: destinazione, gestione, circolazione” è stato proposto dall’Associazione italiana cultori di diritto agrario, dalla Fondazione Clementina, Gaetano e Giacomo Gatti e dall’Ordine degli avvocati di Brescia.

Al centro le tematiche connesse all’indennità di esproprio per opere di pubblica utilità e agli accessi ai fondi agricoli (in particolare da parte dei cacciatori). Un grido d’allarme lo ha lanciato l’avvocato bresciano Innocenzo Gorlani (che ha curato il convegno insieme ai colleghi Oscar e Diego Cinquetti di Soresina) sulle edificazioni. L’avvocato è partito proprio dalla legge regionale dell’anno scorso, che ha cancellato la precedente legge 93 del 1980.

“La Regione identifica il suolo agricolo come spazio dedicato in modo permanente alla produzione di alimenti, alla tutela della biodiversità e alla difesa idrogeologica - sottolinea Gorlani - e introduce la nozione di ‘bene comune’, tuttavia non chiarisce oltre e affida la sorte dei terreni coltivati ai sindaci, che a tutela possono aggiungere ‘due righe’ nel Piano delle regole dei Pgt.

Ma “in questo modo il destino dei suoli agricoli viene legato a quello dei suoli urbanistici ed è inaccettabile”. Il Piano regionale si estende a tutto il territorio, sul quale vale l’obbligo della licenza edilizia, e le aree agricole restano “porzioni in attesa di trasformazione”. La legge precedente tutelava di più - osserva l’avvocato - ma “ha fallito il suo scopo” e comunque è stata abolita. L’agricoltura insomma, che dà da mangiare, finisce per diventare residuale. Dal convegno è emerso che il problema è però internazionale.

La Germania consuma 130 ettari al giorno, la Gran Bretagna protegge un milione e mezzo di ettari (il 12 per cento del territorio) e punta sul riuso dell’esistente. La Francia limita le nuove edificazioni soltanto in contiguità con le periferie presenti. “Il paesaggio agricolo è un valore etico e culturale, risultato dell’incontro dell’uomo con la natura – ha evidenziato Gorlani - permette di ricorrere al codice urbano che fa del Piano paesaggistico il Piano territoriale regionale recepito dai Comuni e i Tar potrebbero tutelarlo in quanto tale”.

Marco Comporti dell’università di Siena ha centrato l’attenzione sugli espropri delle aree non edificabili, e in particolare sugli indennizzi. “La legge deve considerare anche il danno aziendale che un contadino subisce quando gli si porta via la metà del proprio fondo”. Gli indennizzi vengono calcolati in base al valore agricolo medio del terreno, che “non è quello effettivo, non calcola il danno alla redditività dell’impresa, che magari deve allevare gli stessi 100 bovini con i medesimi costi e la metà del terreno”.