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Consulenza aziendale pronta a partire ma con tanti dubbi

31/03/2016 | Agricoltura
La Pac obbliga ad istituire a livello nazionale di un “sistema di consulenza aziendale"

Non sarà certamente quello maggiormente conosciuto, ma tra gli obblighi della Pac vi è quello dell’istituzione a livello nazionale di un “sistema di consulenza aziendale” (Sca), come previsto dal Reg. 1306/2013. L’art. 12, infatti, impone agli Stati membri  di istituire obbligatoriamente un sistema di consulenza, cui potranno accedere, volontariamente, i beneficiari della Pac.

Per dare seguito a questo obbligo, lo Stato italiano con la legge 11 agosto 2014 n. 116 ha istituito lo Sca, demandando a un decreto ministeriale le disposizioni attuative in materia. Il Decreto è arrivato da poco, è del 3 febbraio 2016, ed è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 16 febbraio scorso.

La consulenza aziendale non è una novità, visto che era già stata introdotta dalla riforma Fischler del 2003, ma non ha trovato grande diffusione in Italia.

Sono stati tanti i dubbi e i contrasti che hanno ritardato in Italia l’avvio del nuovo servizio, a partire dal riconoscimento dei soggetti erogatori dei servizi di consulenza, ai contenuti, ai beneficiari, alle procedure per l’accesso al servizio e così via.

Sicuramente il tema più spinoso è l’individuazione dei soggetti erogatori dello Sca: può essere un'opportunità per tanti, dai liberi professionisti (agronomi, periti agrari, agrotecnici, veterinari, ecc.) ai Caa (Centri di Assistenza Agricola), dagli studi di consulenza agli enti pubblici.

E sono tanti i segmenti ed i settori intricati, cui i poveri produttori agricoli devono fronteggiare. La riforma della Pac si inserisce in un contesto normativo nuovo ed in continua evoluzione: dalla condizionalità al greening, dalle nuove norme sull’immissione dei prodotti fitosanitari alla direttiva acque, dal benessere degli animali ai nuovi requisiti minimi per i pagamenti agro-ambientali, insomma, per coltivare, oggi, bisogna essere un po’ burocrati.