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Consorzio agrario di Campobasso: chiusura dopo 112 anni ?

06/04/2012 | Realtà locali
A rischio la storica istituzione. Ma va ripensato l'intero modello dei consorzi

Rischia di chiudere dopo ben 112 anni lo storico Consorzio agrario di Campobasso. Una situazione tanto drammatica, quella in cui versa la struttura, che il 13 aprile prossimo sarà oggetto di un’audizione in Commissione Agricoltura alla Camera.

Sono stati convocati il presidente Giovanni Monaco ed il direttore aziendale Gildo Fabio Colonna, che svolge la stessa mansione anche presso il Consorzio agrario dell’Abruzzo, a Pescara. Dalle anticipazioni rese dall’assessore all’Agricoltura in Commissione e rilanciate dal consigliere regionale molisano Michele Petraroia, sussiste il rischio di un definitivo fallimento della società nel prossimo mese di maggio con la conseguente cessazione di un’attività avviata 112 anni fa, con i connessi licenziamenti del personale, la chiusura delle Agenzie e la perdita di servizi resi all’agricoltura molisana.

Da più parti si sottolinea come sia grave assistere al crollo di una delle principali esperienze imprenditoriali regionali senza nemmeno tentare un possibile percorso di riorganizzazione, rilancio e risoluzione della vertenza coinvolgendo le rappresentanze sindacali di categoria, le organizzazioni cooperative e professionali agricole e le centrali cooperative.

Il Consorzio agrario molisano ha una storia gloriosa che inizia nel 1900 con uno spiccato carattere cooperativistico. Non a caso fu il primo consorzio d’Italia ad assumere la veste corporativa. Il primo presidente, Marcello Barone, lo guidò per ben 29 anni. Nel 1931 fu organizzato il primo “ammasso volontario del grano”, operazione finalizzata a valorizzare le produzioni cerealicole regionali ma, soprattutto, a tutelare i coltivatori dalle insidie del mercato.

A tale operazione seguirono gli ammassi della lana, dei cruscami, del granturco, dell’olio. Grazie all’espansione, nel 1938 venne inglobato il Consorzio agrario di Larino. Nel 1942 il Consorzio cambiò ragione sociale, trasformandosi in persona giuridica di diritto privato e avviandosi a svolgere un’azione a carattere fortemente sociale, specie nella fase di ricostruzione del dopoguerra.

Nel 1948 tornò ad essere società cooperativa e si rilanciò con il rinnovamento degli impianti e degli immobili, dotandosi di un moderno stabilimento di selezione sementi e consolidandosi come punto di riferimento di tutta l’economia agricola molisana. Con gli anni divenne leader nel settore dei fertilizzanti, dei fitofarmaci, dette macchine agricole, dei carburanti e lubrificanti agricoli e viene nominato, inoltre, delegatario del Fata, mostrandosi vincente anche nel mondo delle assicurazioni.

Purtroppo la storia dell’ultimo decennio è più travagliata, conseguenza anche del generale malessere del mondo agricolo. Nel 1991, con il dissesto e la chiusura della Federconsorzi, cominciò ad indebolirsi anche la struttura nazionale dei Consorzi agrari. Alla fine del 1996, il ministero delle Politiche agricole ne decretò la liquidazione coatta amministrativa, autorizzando l’esercizio provvisorio per consentire il possibile recupero della piena attività ordinaria dell’ente.

La recente legge 410/99 per il riordino dei consorzi agrari ha previsto - oltre all’abrogazione del decreto legislativo 1235/48 ed alla trasformazione dei consorzi agrari in società cooperative - che la cessazione dell’esercizio provvisorio e l’eventuale ritorno "in bonis" dei consorzi agrari in liquidazione, avvenisse entro ottobre 2002.

Il Consorzio agrario molisano in questo periodo, nonostante le limitazioni della procedura di liquidazione, ha potuto conservare tutte le sue attività e mantenere operative ed in esercizio tutte le sue strutture logistiche, economiche, di ritiro e stoccaggio dei prodotti agricoli, nonché garantire l’ammasso volontario del grano duro molisano. E tutto ciò senza pregiudizio alcuno, per la massa creditizia. Il Consorzio ha cosi creato le basi per una continuità operativa sempre improntata allo spirito cooperativistico, con l'obiettivo di rappresentare, con il contributo delle volontà sociali e politiche locali, una risorsa sicura e determinante al servizio dell’agricoltura del Molise.

Ma ora tutto ciò, in una regione del Mezzogiorno già in crisi, rischia di affossare ulteriormente l’agricoltura regionale.