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Commercio equo e solidale, i numeri del boom

09/06/2016 | Agricoltura
Presentato oggi a Milano il report sul consolidato 2015, trend in crescita

La crescita delle vendite dei prodotti equosolidali Fairtrade in Italia non si arresta, e il valore del venduto nel 2015 raggiunge i 99 milioni di euro, pari al +10% rispetto all’anno precedente. Questi i  dati principali presentati da Fairtrade Italia in occasione dell’incontro “Le filiere Fairtrade e la sfida del cambiamento climatico” che si è a Milano.

La parte del leone è sostenuta dalle banane, che da sole fanno più del 50% a volume del complessivo dei prodotti, superando le 10.000 tonnellate. Seguono lo zucchero (+30% rispetto al 2014) il caffè (+10%) e il cacao (+7%). Il 57% del valore (45% in volume) dei prodotti Fairtrade venduti in Italia nel 2015 è anche biologico, confermando un interesse consolidato dei consumatori agli acquisti sostenibili ed etici.

Del buon andamento commerciale hanno beneficiato in primo luogo i produttori che, grazie a questi volumi di vendita, hanno potuto investire un premio aggiuntivo di oltre 1,2 milioni di dollari nel rafforzamento delle loro organizzazioni, in tutela ambientale, in sanità e istruzione per le loro comunità.

Il trend positivo di crescita confermato nel 2015 è un segnale chiaro, di come i consumatori italiani premino le pratiche produttive responsabili verso ambiente e comunità locali. Siamo di fronte a una crescita a due cifre, con un valore al consumo di circa 100 milioni di euro.

Ricorderemo, dunque, il 2015 come l’anno di EXPO, ma soprattutto come l‘anno in cui l’Assemblea Generale dell’ONU ha lanciato i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile. Il commercio equo può, dunque, giocare un ruolo significativo verso il superamento stabile dell’ingiustizia, per ridurre le disuguaglianze sociali.

L’evento di presentazione dei dati di vendita è stato anche occasione per approfondire il tema del cambiamento climatico e di come influirà sul futuro delle coltivazioni delle materie prime più importanti del mondo, sulla loro qualità e disponibilità, nonché sul posizionamento e prezzo. Cesare Zanasi, docente di Economia delle imprese e filiere agroalimentari presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna, rileva che: “Il cambiamento climatico sta già colpendo pesantemente le produzioni agricole e le società dei Paesi in via di sviluppo: elevate temperature e siccità da un lato, aumento delle precipitazioni e gelate dall’altro, stanno colpendo le coltivazioni di caffè in Africa e America Latina, di tè in India e Africa Orientale, di cacao in Africa Occidentale. Per i piccoli e medi produttori e trasformatori, contenere gli effetti e adattarsi al cambiamento climatico è complesso e costoso, a causa dell’esistenza di importanti barriere tecniche, economiche e culturali. È necessaria quindi un piano globale e “multistakeholders” che coinvolga imprese, politici, cittadini, organizzazioni della società civile e il mondo della finanza. Il sistema di Fairtrade è un esempio perfettamente in linea con queste linee strategiche”.

Vitaliano Fiorillo, Ph.D. Docente di Produzione e tecnologia allo SDA Bocconi: “Il cambiamento climatico cambierà i pattern di consumo per scelta (per i Paesi sviluppati) e per necessità (regioni povere). I sistemi distributivi dei Paesi industrializzati oggi sono fortemente dipendenti da trasporti su lunghe distanze, mercati centralizzati e fonti di approvvigionamento concentrate. Le politiche commerciali globali dovranno invece essere calibrate per bilanciare la disparità nella distribuzione del cibo tra regione e regione, e per rendere l’intero food system più resiliente”.

Il meeting ha infine ospitato l’intervento di Jorge Laimito Quispe, presidente della Cooperativa Agraria Cacaotera Acopagro, prima esportatrice di cacao biologico del Perù, impegnata in un importante progetto di riforestazione dell’area in cui opera, nella regione di San Martìn.  Terre un tempo ostaggio del narcotraffico, così come racconta lo stesso presidente: “Acopagro produce e commercializza cacao da 19 anni nella regione di San Martìn in Perù, dove prima tantissimi contadini si dedicavano alla coltivazione illegale della coca. Da quando siamo entrati a far parte del sistema Fairtrade, abbiamo potuto investire sulla qualità del nostro cacao migliorando anche la qualità della vita delle nostre famiglie e delle nostre comunità. Ci prendiamo cura dell’ambiente: oltre a seguire i metodi dell’agricoltura biologica, abbiamo piantato due milioni di alberi destinati alla riforestazione dell’area in cui operiamo, per evitare l’erosione del suolo. Per questo abbiamo ricevuto in concessione dal governo regionale 110.000 ettari di bosco per 40 anni”.