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Città del vino, i buongustai spendono di più

11/06/2011 | Agricoltura
Amano il buon vino, mangiare bene, acquistare golosità tipiche del territorio e sono decisamente più “spendaccioni” della media: sono gli enoturisti.

Amano il buon vino, mangiare bene, acquistare golosità tipiche del territorio e sono decisamente più “spendaccioni” della media: quando vanno in vacanza gli eno-turisti spendono 193 euro al giorno, contro i 90 euro della media nazionale.

Intanto cresce nelle 550 Città del Vino italiane – ovvero l’associazione che raccoglie i Comuni a maggiore vocazione eno-turistica – l’offerta di strutture ricettive di livello elevato: nel 2009 aumentano gli alberghi a 5 stelle (+5,9% in numero degli esercizi e +6,8% in posti letto) e quelli a 4 stelle (rispettivamente 4,4% e 4,7%), ma anche i bed & breakfast, che registrano un incremento, nell’arco di un solo anno, di quasi il 10%.

E’ quanto emerge dalle ricerche di Ciset (Università Ca’ Foscari) e Istat che saranno presentate al Forum Europeo “Strade del Vino e Sviluppo Economico Locale”, promosso dalle Città del Vino con l’Assessorato dell’Agricoltura e Riforma Agro-Pastorale della Regione Autonoma della Sardegna e con il Patrocinio del Ministero del Turismo, è stata presentata il 10 giugno 2011, a Cagliari.

Secondo la ricerca “Le fasce di reddito e la capacità di spesa del turista enogastronomico in Italia ed in Europa” di Mara Manente – direttore del Ciset (Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica) e docente di Economia del Turismo all’Universita’ Ca’ Foscari di Venezia – quella del turista amante del wine & food è una delle tipologie piu’ interessanti del settore, grazie ai suoi tassi di crescita superiori alla media: la loro spesa media procapite giornaliera supera notevolmente la spesa media nazionale (193 euro contro 90), ed così suddivisa: per il 16,8% e’ destinata all’acquisto di vino, per il 12,7% a quello di prodotti alimentari tipici, per il 10% a prodotti di artigianato locale, per il 20,8% alla ristorazione e per il 31,5% all’alloggio.

Ma cresce nell’eno-turista anche la domanda di qualità nell’accoglienza: lo dimostra indirettamente la ricerca che ha indagato sull’offerta ricettiva (ovvero alberghi, residence, motels, B&B. agriturismi, campeggi e così via) delle 550 Citta’ del Vino nel 2009: rispetto all’anno precedente, le strutture ricettive risultano aumentate sia in valore numerico (+5,5%), sia in termini di posti letto (+1,8%) Considerando la disaggregazione per categoria alberghiera, emerge, come in tutto il territorio nazionale, una importante tendenza allo spostamento verso le tipologie più elevate.

Tra gli esercizi alberghieri, infatti, quelli a più alta categoria (5 e 4 stelle) registrano gli aumenti più consistenti sia in termini di numero di esercizi (più 5,9% per le 5 stelle e più 4,4% per gli alberghi a 4 stelle) che in termini di posti letto (rispettivamente più 6,8% e più 4,7%). Per gli alberghi a 2 e 1 stella, invece, e’ stata rilevata una contrazione sia in valore assoluto (rispettivamente -0,95% e -5,0%) sia in termini di posti letto (-0,4% per gli alberghi a 2 stelle e -4,3% per quelli a 1 stella).

Va sottolineato il forte aumento dei B&B che, nell’arco di un anno, sono cresciuti quasi del 10%. Ma quali sono le regioni più “accoglienti”? A guidare la classifica i Comuni dell’Emilia-Romagna, della Toscana, del Lazio e del Veneto, che raggruppano più del 70% di tutti i letti disponibili nelle Città del Vino, sebbene in termini numerici i Comuni di queste regioni rappresentino solo il 27% di tutti gli associati. Il rapporto tra letti degli alberghi e letti degli esercizi complementari si differenzia notevolmente da regione e regione: passiamo, infatti, da un’incidenza del 90,8% dei posti letti negli alberghi dell’Emilia-Romagna ad una incidenza, sempre degli alberghi, del 18,5% del Veneto. Anche la distribuzione, all’interno di ciascuna regione, delle varie tipologie di esercizi complementari mostra situazioni estremamente eterogenee.

Nel Veneto, ad esempio, la forte incidenza dei letti dei complementari, e’ dovuta alla grande disponibilità dei posti nei campeggi (83,9% dei letti). Di converso, nei Comuni associati della Campania e della Basilicata non esistono campeggi, e la maggior parte dei posti letto si trova negli agriturismi (47,4% nella Campania e 76,3% nella Basilicata). Da sottolineare infine, in Puglia, l’elevata percentuale di letti nei B&B (33,7%). In Italia il turismo enogastronomico vanta un giro d’affari che oscilla dai 3 ai 5 miliardi di euro, grazie a 4-5 milioni di turisti enogastronomici tra stabili ed occasionali che hanno scelto il Belpaese per viaggi wine & food, facendo registrare importanti cambiamenti di tendenza: nella scelta delle mete non si va più dietro alle mode, ma a caccia di curiosità ed esperienze innovative, grazie alla crescente familiarità nell’usare quotidianamente il web, dove si coltivano interessi sempre più personali e ristretti, che si traducono nell’individuazione di luoghi ben precisi, capaci di soddisfare più passioni in una solo volta: la gastronomia batte il vino come motivazione di viaggio e si intreccia con l’arte, l’ambiente, lo sport ed il wellness.