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Cibo, cresce timidamente la spesa per gli alimentari

27/03/2017 | Agricoltura
Il 14% del reddito viene destinato all'acquisto del cibo

Piano piano, gli italiani tornano a spendere per il cibo, con prudenza. La crescita, nel biennio 2015-2016, è dell’1,1 per cento, ma è ancora distante dai livelli pre-crisi. Tra il 2007, anno precedente allo scoppio della crisi economica, e il 2016, il calo dei consumi alimentari è stato del 10,9%.

A scattare la fotografia dei consumi alimentari, la  ricerca "Il futuro dell'alimentazione, tra stili di vita contemporanei e nuovi modelli di fruizione", commissionata da Nestlè Italia al Censis. Oggi destiniamo al food il 14,3% del reddito disponibile, posizionandoci comunque al di sopra della media europea (che è dell'11,4%). La ricerca evidenzia che gli italiani, quando scelgono cosa comprare, non badano al prezzo, discriminante  solo per l'1,3% dei casi.

Quasi il 70% si decide all'acquisto sulla base di altri fattori: soprattutto, la trasparenza sulle informazioni (94,4%), poi la funzionalità (data di scadenza 88,4%, rapidità di cottura 75,1%), terzo la tutela della salute (94,6%) e, infine, l'eticità per 83,5%. L'85,7% degli italiani, riporta la ricerca, si informano prima di acquistare un prodotto alimentare e la percentuale sale fino all'87,4% tra i Millennial. E il canale primario sono proprio i siti web, scelti dal 57% della popolazione generale fino al 74,2% dei Millennials, mentre la Tv è utilizzata da questi target rispettivamente per il 30,1% e il 19,6%.

Sempre nel 2016, in 20 milioni di italiani hanno acquistato cibi cucinati pronti, quali ad esempio pizza, hamburger, etnici, con consegna a domicilio, di cui 4,6 regolarmente. Il servizio è utilizzato dal 16,3% dei Millenial, contro il 9,4% dei Baby boomer e il 2,4% dei Longevi. In questo contesto, sottolinea Censis, i negozi tradizionali resistono e modificano la funzione: niente cannibalizzazione quanto piuttosto multicanalità.