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Chilometro zero, agli italiani piace

08/01/2015 | Agricoltura
Sempre più saldo il legame col territorio e l'ambiente.

Il “chilometro zero” sembra convincere gli italiani. Il Censis stima che sono oltre 18 milioni quelli che regolarmente scelgono il cibo a “Km 0” e 25,3 milioni coloro che lo fanno di tanto in tanto. La Grande distribuzione (Gdo) è invece, nell’ambito di questa evoluzione, sempre di piu' il canale di vendita dei prodotti tipici.

Buono anche il dato sul biologico. La disponibilita' a spendere di piu' per prodotti bio- spiega il Censis - e' indicata in 29,2 milioni di italiani. "Una piu' spiccata propensione si rileva tra i laureati (il 71,3% a fronte del 58,9% del totale) e tra chi definisce il proprio livello socio-economico al 64%. L'attenzione al biologico e' confermata anche dai dati relativi ai prodotti biologici intermediati dalla Grande distribuzione organizzata, cresciuti in valore dai 375 milioni di euro dal 2008 a 720 milioni di euro nel 2014".

Altro dato che emerge dalla ricerca del Censis e' che la qualita' passa per il 75,7% degli italiani per "un negozio di alimentari o un banco alimentare in un supermercato di riferimento al quale rivolgersi per avere prodotti di qualita', il 48,9% ha invece un'azienda agricola di riferimento per la qualita', il 34,2% un ristorante o una trattoria, il 26,4% una enoteca e il 19,4% un bar o un locale per aperitivi.

"Il cibo innesca una relazionalita' sui territori che ha molti significati, a cominciare dal miglioramento della qualita' della vita. A partire dal binomio cibo-relazioni si registrano sperimentazioni innovative di format di offerta in cui gli italiani, ancora una volta, si mostrano pionieri". Un primo esempio e' la tendenza a recarsi in locali di intrattenimento in cui, oltre a mangiare, e' possibile svolgere piu' attivita', come fare acquisiti, ascoltare musica dal vivo, ballare o ascoltare una conferenza: sono regolarmente 7,4 milioni gli italiani che vi si ritrovano e 24 milioni di tanto in tanto.

Sono oltre 7,2 milioni invece gli italiani che frequentano assiduamente luoghi di "vendita dei prodotti alimentari,dove si mangia, o si partecipa a corsi di cucina e a workshop". Dati di crescita che vengono confermati dall'export: nel 2013 la voce "prodotti alimentari e bevande vale 27,4 miliardi di euro: +26,9% rispetto al 2007. Alcuni prodotti tipicamente italiani registrano nell'export nel periodo 2007-2013 un successo ancora maggiore con il parmigiano che segna +42,3%, le paste alimentari +22,%, i pomodori, i preparati e i conservanti +27,4%.