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Ceta, in Italia ancora bloccato

28/09/2017 | Agricoltura
Il Senato ha rinviato l'approvazione

Anche se è entrato in vigore per altri paesi, qui da noi è tutto fermo per il Ceta. Nonostante il ministro Martina lo abbia difeso in audizione alla Camera, il Senato lo ha rinviato sine die.

Martina aveva detto che il Ceta rappresenta un primo passo utile, soprattutto a difesa delle nostre piccole imprese. “È per loro che abbiamo bisogno di regole giuste in mercati aperti e reputo un avanzamento positivo il venir meno dei dazi e della burocrazia ad essi collegata".

Lo afferma in Question time il ministro Martina, rispondendo in merito agli effetti del Trattato di libero scambio tra Unione europea e Canada (Ceta) sul comparto agricolo e agroalimentare nazionale. "Sul fronte della sicurezza alimentare - prosegue Martina - va chiarito che non accetteremo nessuna proposta legislativa europea o accordo commerciale che diminuisca le garanzie attuali. Così non è per il Ceta che prevede espressamente che i produttori canadesi che vorranno esportare in Europa dovranno applicare le norme europee alla loro produzione. Ad esempio non potranno essere importati nell'Ue prodotti trattati con sostanze vietate all'interno della Ue".

E gli ogm? "Per quanto riguarda il richiamato possibile impatto sull'importazione in Europa di prodotti Ogm - aggiunge il ministro -, come ricordato l'accordo dispone espressamente che le sue norme troveranno comunque applicazione nella misura in cui non deroghino alle disposizioni previste dagli Stati a tutela della salute dei propri cittadini".

Un altro aspetto da valutare con favore – ha poi concluso Martina - è l'attenzione e la tutela ottenute sul fronte delle Indicazioni geografiche. Ad oggi infatti in Canada nessuna Indicazione geografica italiana veniva tutelata, anzi avevamo casi di divieto di utilizzo del nome come per il Prosciutto di Parma, in quando confliggeva con un marchio commerciale registrato in Canada. Con l'accordo ai 41 prodotti DOP e IGP, che valgono il 92% dell'export agroalimentare di qualità italiano in quel Paese, viene finalmente riconosciuto il diritto esclusivo al nome. In sostanza l'uso improprio di una denominazione è vietato. “Si tratta di un passo in avanti cruciale nella lotta alla contraffazione e nel contrasto del fenomeno dell'Italian sounding", ha concluso il ministro.