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Cassinetta di Lugagnano, paese a “cemento zero”

29/11/2011 | Realtà locali
Raccontiamo la particolarità di questo paese: il "consumo zero" di risorse ambientali.

E’ il sindaco di Cassinetta di Lugagnano, paese di quasi duemila anime della provincia di Milano, adagiato sulle sponde del Naviglio Grande. A cavallo tra il Parco del Ticino e il Parco Agricolo Sud Milano.

Domenico Finiguerra, 40 anni, figlio di un muratore e di una sarta immigrati da Lavello, in provincia di Potenza, ha fatto del suo Comune un esempio virtuoso di sostenibilità ambientale. Il presupposto è lineare: l’urbanizzazione selvaggia consuma oltre 100mila ettari di terreno all’anno in Italia. Uno scempio. Nella dinamica e produttiva Lombardia la situazione è ancora peggiore, con tassi di edificazione tra i più elevati a livello nazionale. Allora il sindaco ha detto basta.

Cassinetta di Lugagnano è diventato il primo Comune in Italia a "consumo zero" di aree naturali. I signori del partito del cemento da queste parti non farebbero affari. La Costituzione italiana applicata alla lettera: la Repubblica tutela il paesaggio. “Nel 2002 abbiamo detto stop, si recupera solo quel che si è costruito nei secoli precedenti, le case lasciate all’abbandono e al degrado - racconta il sindaco Finiguerra. “Dobbiamo difendere la terra che ci dà il cibo, perché la Lombardia è un grande produttore agricolo”. Così, mentre molti amministratori intendono la difesa del territorio come la costruzione di argini di cemento, nuove infrastrutture, strade o spazi commerciali, a Cassinetta si punta alle buone pratiche, alla sobrietà, al risparmio energetico, al riuso, alla raccolta differenziata, all’annullamento delle spese di rappresentanza, al recupero della qualità della vita, alla mobilità in bicicletta (tutto il paese è ciclabile).

E lo sviluppo? C’è. Perché Cassinetta, pur non consumando suolo, continua a crescere grazie a tanti nuovi residenti attratti dalle scelte amministrative e di qualità della vita: dai 1.519 abitanti del 2001 si è passati ai 1.742 del 2005, fino agli attuali 1.892 di aprile 2011. “Non è vero che non costruiamo: riqualifichiamo e recuperiamo gli edifici che già esistono e che spesso sono inutilizzati – spiega il sindaco. “Certo, non diamo lavoro alle grandi imprese che usano lavoro precario e fanno progetti che sono identici per Cassinetta, Milano o Gallarate. Ma, all'opposto, c'è lavoro per le piccole imprese, per gli artigiani che conoscono il lavoro e il territorio”. Il piano regolatore approvato prevede nuove case realizzate al posto di vecchi edifici industriali, al 20% in edilizia convenzionata (economica, soprattutto per famiglie giovani) e per il 5% di edilizia residenziale pubblica (case "popolari"). Tutto sotto l’insegna della partecipazione popolare, della condivisione delle scelte con i cittadini. Ecco, i cittadini, i suoi elettori, che riacquistano il proprio ruolo civico e non solo quello di consumatori, che ne pensano? Danno naturalmente piena fiducia al primo cittadino: eletto con il 50,1% dei voti nel 2002, è stato riconfermato nel 2007 con il 62,1%, tra l’altro in una tornata elettorale che ha visto una forte penalizzazione per il centrosinistra, area in cui il sindaco milita da sempre. Anche se oggi non è iscritto ad alcun partito. Anzi, è tra i primi firmatari dell’appello per la Costituente Ecologista Civica e Democratica che vuole realizzare in Italia l’esperimento condotto in Francia con Europe Ecologie, che ha raccolto il 16% dei consensi. Il nuovo soggetto politico ha visto la luce nel corso di un’assemblea costituente al teatro Vittoria di Roma. Il nome è “Ecologisti e Reti civiche” e mette insieme, dal basso e in un processo fortemente partecipativo, Verdi, Costituente ecologista e sindaci della buona amministrazione.

Domenico Finiguerra è proprio il rappresentante dei sindaci della buona amministrazione: “I movimenti che contestano la Tav o il ponte sullo Stretto, nella loro esperienza locale, interpretano una politica alta e altra. Il nuovo soggetto politico sarà un’opportunità per tante persone che nei territori hanno dimostrato una grande voglia di politica. Perché quella attuale ha abdicato al suo ruolo”. Alla due giorni romana hanno aderito, tra gli altri, Claudia Bettiol, promotrice del Manifesto dei beni comuni europei, il prete anticamorra don Aniello Manganiello, la scrittrice Dacia Maraini, il geologo Mario Tozzi, il meteorologo Luca Mercalli, la leader dei Verdi europei Daniel Cohn-Bendit, il presidente di Wwf Italia Stefano Leoni e Stefania Borgo, segretario nazionale dei Medici per l’ambiente.

Finiguerra, da parte sua, vanta numerosi apparentamenti per il suo Comune. Cassinetta è membro dell’Associazione Comuni Virtuosi, della Rete Comuni Solidali, dell’Associazione Internazionale Mayor for Peace, del movimento nazionale “Stop al Consumo di Territorio”, che il 24 gennaio 2009 ha preso avvio proprio da qui, è stato vincitore del premio nazionale “Comuni Virtuosi” nel 2008 nella categoria “gestione del territorio”.

Domenico Finiguerra è caustico quando legge notizie riguardanti i danni causati dalle alluvioni. “Non avete alcun diritto di piangere!” scrive nel suo blog. E va giù duro: “Voi che avete giurato fedeltà alla Costituzione ma poi non ne rispettate l’articolo 9 (‘La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione’), e approvate piani regolatori che hanno come unico obiettivo quello di svendere il territorio e di fare cassa con gli oneri di urbanizzazione. Non avete alcun diritto di piangere! Voi che, con l’arroganza di chi non ha argomenti, denigrate chiunque si opponga alla vostra furia predatoria di saccheggiatori del territorio. Voi che, con il risolino di chi è sicuro del potere che detiene, ridicolizzate tutti i giorni i comitati, gli ambientalisti, le associazioni, i cittadini, che mettono in guardia dai pericoli e dal dissesto idrogeologico creati dalle vostre previsioni edificatorie. Voi che siete la concausa delle catastrofi alluvionali, dovute alla sigillatura e all’impermeabilizzazione della terra operate dalle vostre espansioni urbanistiche, dai vostri centri commerciali, dai vostri svincoli autostradali. Voi che avete costruito il vostro consenso grazie alle grandi speculazioni edilizie, ai grandi eventi, alle grandi opere o anche alla sola promessa di realizzarle. Nessun diritto di piangere le dieci vittime dell’ennesima alluvione ligure. Né le vittime di tutte le precedenti catastrofi causate anche dalla vostra ideologia. Perché voi, iscritti e dirigenti del Partito del Cemento, siete i veri estremisti di questo paese. Siete i veri barbari di questo nostro paese. Siete la vera causa del degrado ambientale, della violenza al paesaggio e dello sprofondamento del paese nel fango. No. Non avete alcun diritto di piangere. E gli italiani dovrebbero cominciare a fischiarvi e cacciarvi dai funerali. E gli italiani dovrebbero smettere di pregare davanti alle vostre altissime gru, totem di un modello di sviluppo decotto e decadente, che prima di collassare, rischia di annientare i beni comuni di questi Paese, di questo pianeta”.