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Carne bianca, 2016 in crescita

12/04/2017 | Esplorando
Ma la maggiore produzione ha comportato un calo dei prezzi medi

In base ai dati Istat, nel 2016 sono state prodotte oltre 1.366 tonnellate di carni avicole, il 5% in più rispetto al 2015, di cui quasi 981.000 di carni di pollo (+5,6%) per l'85% si tratta di pollo pesante. In aumento del 6% anche la produzione di carne di tacchino.

La maggiore pressione esercitata dall'offerta ha determinato una riduzione dei prezzi medi di vendita: i valori dei polli tra il 2015 ed il 2016 hanno perso 10 punti percentuali sul vivo e 7 punti sul "busto", analogamente i tacchini, l'11% in allevamento ed il 6% all'ingrosso, provocando un ridimensionamento del fatturato del settore che passa da 5,6 miliardi di euro del 2015 a 5,45 miliardi del 2016.

L'aumento della produzione ha migliorato il livello di autoapprovvigionamento e determinato un aumento del consumo apparente, che tuttavia non si è direttamente tradotto in maggiori acquisti domestici. Si ipotizza, piuttosto, una crescita del canale Ho.re.ca: un prezzo ancora più favorevole rispetto allo scorso anno e il fatto di essere l'unica carne esente da limitazioni di tipo religioso potrebbe, infatti, aver favorito l'accesso di questo prodotto nelle mense aziendali e scolastiche,
sempre più caratterizzate da scarse disponibilità finanziarie (spesso i bandi sono aggiudicati alle offerte al maggior ribasso) ed un'utenza multietnica.

I dati relativi ai consumi domestici Ismea-Nielsen evidenziano un quadro in cui i volumi acquistati nel 2016 dalle famiglie sono in flessione del 3%; tendenze negative più evidenti si sono rilevate nelle aree meridionali, dove nel complesso la contrazione è stata del 5,2%, mentre nelle aree del Nord Est la contrazione è stata molto contenuta (-0,2%).

L'indice di penetrazione, ossia la percentuale di famiglie acquirenti almeno una volta l'anno carni avicole sull'Universo Italia, rimane pressoché stabile a poco meno dell'88%. Risultano, invece, in flessione il numero di atti d'acquisto effettuati nel corso dell'anno (-1,8%), pur rimanendo immutata la quantità media acquistata per atto (0,9Kg). La spesa mediamente sostenuta per atto di acquisto risulta in flessione di quasi 2 punti percentuali, proprio a causa del ridimensionamento dei prezzi attestatisi nel 2016 intorno ai 6 euro/Kg.

I canali di vendita attraverso cui avvengono gli acquisti rimangono prevalentemente quelli della Distribuzione Moderna. In particolare, nel 2016 si evidenzia una sostanziale stabilità degli acquisti effettuati negli ipermercati, cui si contrappone una significativa contrazione del libero servizio, ossia piccolo punto vendita senza presenza personale specializzato (-12%).