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Canada, la gdo mette in vendita il cibo "brutto"

24/03/2015 | Visioni
Iniziativa che mira alla sostenibilità produttiva ed economica, in linea con il tema di Expo

La catena si chiama Loblaw ed è la più grande dello sconfinato paese nord americano. Ha appena lanciato la linea No Name Naturally Imperfect, con prodotti brutti esteticamente ed imperfetti da un punto di vista agricolo, ma buoni e, soprattutto, con un costo inferirore di un terzo rispetto ai loro concorrenti più “presentabili”.

Al momento l’iniziativa riguarda solo patate e mele, ma certamente il programma sarà allargato ad altri prodotti agricoli se si dovesse riscontrare un certo successo commerciale. "Ci concentriamo troppo spesso sull'aspetto dei prodotti piuttosto che sul gusto", il mantra new age di Ian Gordon, vice presidente della catena. "Una volta sbucciata o tagliata una mela, non si può dire se avesse un aspetto deforme o una macchia. No Name Naturally Imperfect è un esempio di come gdo e fornitori si possano unire per portare cibo nutriente ai consumatori ad un ottimo prezzo" .

Si tratta, quindi, di un’ottima notizia per i consumatori, che potranno permettersi cibo fresco e conveniente, ed allo stesso tempo potranno contribuire a ridurre la piaga del cibo perfettamente commestibile che viene sprecato ogni anno.

L'esperimento ha dato ottimi risultati in Francia, paese in cui una catena della Gdo ha registrato un aumento di clienti del 24 per cento dopo aver introdotto i suoi "Fruits et Légumes Moches", cioè frutta e verdura brutta.

Ma si tratta di una notizia favorevole anche per i produttori agricoli, costretti a usare questi prodotti solo per l'industria alimentare (in succhi di frutta, salse o minestre) o a non raccoglierli a causa delle loro piccole dimensioni. Con questo programma, invece, si garantisce un mercato anche per frutta più piccola e deforme, assicurando che non vada sprecata.

Non possiamo che augurarci che l’iniziativa canadese abbia successo (anche commerciale), in modo tale da diventare un esempio per tutta la Gdo e per evidenziare una possibile strada da percorrere nella lotta alla fame nel mondo e per un consumo più responsabile. Cosa che dovrebbe essere il driver di Expo