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Bresaola, la più amata dagli italiani

22/06/2016 | Qualità
Fattore più importante per l’acquisto è la qualità

Gli italiani e la Bresaola della Valtellina IGP: 8 su 10 la mangiano abitualmente e la apprezzano, soprattutto per il gusto, leggerezza e praticità d’uso. La consumano più spesso a cena che a pranzo, ma conoscono troppo poche ricette (appena 2 o 3). Per loro la bresaola ideale è morbida, di un bel rosso-rosa, magra e senza troppe striature di grasso.

Lo rivela una ricerca condotta da Doxa per il Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina su percezione e abitudini di consumo degli italiani di questo salume magro che appartiene alla nostra migliore tradizione gastronomica.

Per il 74% degli italiani sapere che la Bresaola della Valtellina IGP è spesso prodotta con carne bovina pregiata importata dall’estero non è motivo per cambiare abitudini d’acquisto. Quello che fa una carne di qualità, infatti, non è tanto la provenienza quanto piuttosto il sistema di allevamento (lo afferma il 51% degli italiani rispetto al 28% che ritiene che l’origine italiana della carne sia di per sé garanzia di qualità).

Quasi 7 italiani su 10 vogliono comunque sapere da dove vengono i bovini utilizzati per produrre la Bresaola della Valtellina IGP e 8 su 10 vorrebbero che questa informazione venisse riportata anche in etichetta. Per questo il Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina lancia una campagna di informazione su qualità e sicurezza delle carni utilizzate per la produzione di questo alimentosul sito www.bresaoladellavaltellina.it, in rappresentanza delle 14 aziende associate, che producono la quasi totalità della bresaola certificata IGP in Italia: 12.272 tonnellate, che diventano 17.000 se si conteggia anche il prodotto non IGP.

Per la produzione della Bresaola della Valtellina IGP – spiega Della Porta, presidente del Consorzio di tutela- vengono utilizzati solo tagli di prima categoria, i più pregiati e teneri, tratti esclusivamente dalla coscia di bovini di razze selezionate di età non inferiore ai 18 mesi, preferibilmente allevati all’aperto e al pascolo e nutriti con alimenti selezionati. È una scelta di qualità perché tutti questi fattori (razza ed età dell’animale, sistema di allevamento e alimentazione, scelta dei tagli muscolari più pregiati della coscia bovina, come la punta d’anca) contribuiscono ad assicurare carni migliori, sia dal punto di vista organolettico (avendo effetto su sapore,consistenza, morbidezza, gusto e colore), sia da quello nutrizionale (comportando un minor contenuto in grassi). La materia prima proviene da allevamenti Europei e Sud-Americani, dove i sistemi di allevamento e i controlli in tutte le fasi della filiera garantiscono carni che rispondono alle elevate esigenze di qualità che richiede la produzione della Bresaola della Valtellina IGP”.

Secondo la ricerca “Gli italiani e la Bresaola della Valtellina”, realizzata su un campione di 1000 persone rappresentativo della popolazione italiana adulta (15+ anni di età), consuma bresaola l’81% della popolazione adulta, oltre 42 milioni di persone. Trasversali le occasioni di consumo: 1 italiano su 3 la mangia soprattutto a cena (34%), a sottolineare che tra i plus del prodotto c’è la sua alta digeribilità. Il 19% la preferisce a pranzo, mentre il 28% del campione la consuma sia a pranzo che a cena.

In generale, il consumo della Bresaola della Valtellina IGP registra una crescita del 39% negli ultimi 15 anni, in controtendenza rispetto alle altri carni lavorate e a quelle rosse in generale.

Interrogati sul fattore più importante per l’acquisto, la qualità è al primo posto per quasi 1 italiano su 2 (43%), mentre il 26% ritiene che sia più importante l’origine della materia prima. A ribadire l’importanza di questo aspetto, per i 2 italiani su 3 (62%) che leggono l’etichetta sulla confezione, l’origine è la prima informazione che cercano (60%), seguita dalla data di consumo preferibile (52%) e dalla lista degli ingredienti (36%).